IL MINISTRO TAJANI AGLI AYATOLLAH: FERMARE LE IMPICCAGIONI

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Riprendiamo dalla STAMPA del 29 dicembre 2022 – a pag. 24 – la cronaca di Francesca Sforza: “«La sospensione delle condanne a morte, il blocco immediato delle esecuzioni e la sospensione della repressione violenta delle manifestazioni».

Questo è quanto il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto all’ambasciatore iraniano designato Mohammad Reza Sabouri, convocato ieri alla Farnesina.

Per il governo italiano – ha spiegato ancora il ministro Tajani – «Uccidere una bambina di dodici anni, una adolescente di quattordici e un ragazzo di diciassette non è una questione di ordine pubblico, e non ha nulla a che vedere con la tutela della sicurezza nazionale».

Si tratta di azioni abnormi, completamente fuori misura: «Tra l’altro – ha osservato Tajani – la condanna a morte per la partecipazione ad una manifestazione non è proporzionata: non parliamo di pericolosi criminali o terroristi, e questo è ancora più grave, togliersi un velo o partecipare a una manifestazione non è un reato in nessuna parte del mondo».

Il diplomatico iraniano – che tra l’altro si è appena insediato – ha preso atto della posizione italiana, e come c’era da aspettarsi ha ribadito la norma di linguaggio già usata in altri casi: «L’Iran non accetta ingerenze esterne nei suoi affari interni». La stessa cosa aveva detto il suo omologo tedesco alla ministra Baerbock che lo aveva convocato dopo la prima esecuzione pubblica sulla piazza di Teheran e la stessa cosa sarà ripetuta in altre simili occasioni nel futuro.

«Le nostre sono richieste di libertà, non ingerenze negli affari interni del Paese», ha aggiunto Tajani, sottolineando che «chiediamo che non vengano uccise ragazze in una manifestazione o bambine a un posto di blocco, che non vengano uccise adolescenti perché difendiamo i diritti umani e la libertà di manifestare in ogni Paese del mondo. Come Italia non possiamo rinunciare ai nostri valori».

Il ministro Tajani ha inoltre chiesto alle autorità politiche iraniane di aprire un dialogo con i manifestanti: «E ho chiesto formalmente all’ambasciatore di trasmettere le richieste dell’Italia al governo del suo Paese». Al termine dell’incontro, il ministro ha riconosciuto che dopo la liberazione di Alessia Piperno, il governo italiano sperava in un’inversione di tendenza da parte del regime iraniano, «ma così non è stato».

La decisione di dar vita a esecuzioni capitali di giovani manifestanti rappresenta per l’Italia «una linea di non ritorno», ha detto ancora il ministro, «per cui o verranno sospese le esecuzioni, o sarà difficile per noi cambiare atteggiamento. Continueremo a condannare con grande fermezza quello che sta accadendo».

La convocazione dell’ambasciatore Sabouri rappresenta un passo importante sul fronte delle critiche al regime iraniano ma non significa assolutamente che l’Italia interromperà il dialogo con Teheran. Anzi, a questo proposito il ministro Tajani ha ribadito come rimanga aperta la porta del confronto sull’accordo per il nucleare. Un modo per dire che l’Italia, in questa congiuntura che vede sovrapporsi il dossier sul rispetto dei diritti a quello sull’arricchimento dell’uranio, cerca di evitare che l’Iran scelga la strada dell’isolamento, consegnandosi mani e piedi all’alleato russo. Sì perché questo è uno dei rischi maggiori, dal punto di vista geopolitico: dopo il sostegno offerto dagli ayatollah alle forze russe con l’invio di droni e materiale bellico, Teheran potrebbe scegliere Mosca come unico interlocutore per la gestione dell’accordo sul nucleare. E a quel punto gli esiti potrebbero ancora più infausti di quanto non si riesca a immaginare adesso.”.