ISLAM E CRISTIANESIMO A CONFRONTO: CONVERSAZIONE CON MONS. PAOLO RICCIARDI

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Il castello di Otranto, ultima difesa degli Otrantini nell'assalto turco dell'estate 1480
Il castello di Otranto, ultima difesa degli Otrantini nell'assalto turco dell'estate 1480

L’Ora del Salento ha compiutamente dato notizia (cfr.: Grazia Pia Licheri, “Eroi per la Patria e per la Fede”, in: L’Ora del Salento del 26 giugno 2010, pag.11) delle ultime fatiche letterarie di Mons. Paolo Ricciardi (ma lui bonariamente ama farsi chiamare … don Paolo), sindaco del Capitolo Cattedrale della diocesi di Otranto.

Sulla scia d’illustri sacerdoti e storici idruntini, Mons. Ricciardi lavora e studia per conservare intatta la memoria splendida degli 800 martiri, ma anche per ricordare tutta la povera gente che in quella fatidica estate del 1480 trovò la morte per mano degli invasori Turchi ottomani. Sì, Turchi come invasori: questa riflessione ha consentito di descrivere gli intrepidi Otrantini non solo come martiri della fede, ma anche come eroi della Patria. Patria italiana ed europea – al di là dei singoli confini regionali – perché fondata sulle comuni radici cristiane.

E’ il senso del titolo dei due volumi di Mons. Ricciardi: “Gli eroi della Patria e i martiri della Fede: Otranto 1480-1481”.

Nella riflessione di “don Paolo” è viva la consapevolezza che il martirio è una costante del cristianesimo. Ci riferiamo ovviamente al martirio subìto e non a quello volontariamente ricercato in atti terroristici che mietono vittime a grappoli fra i civili, realtà purtroppo frequente ai nostri giorni…

Don Paolo, il martirio cristiano, o meglio il martirio dei cristiani, è dunque una costante non relegabile a quanto accadeva negli anfiteatri romani…

Il 5 ottobre 1980, nella ricorrenza del 5° centenario del martirio degli Otrantini, Giovanni Paolo II è venuto ad Otranto e nella sua omelia ha esortato a non dimenticare i Martiri dei nostri tempi, a non comportarci come se non esistessero.

L’arcidiocesi di Otranto, nel 1960, ha avuto il dono di un arcivescovo metropolita, nella persona di Mons. Gaetano Pollio, carcerato, processato ed espulso dalla Cina comunista di Mao Zedong. Egli ha solo intravisto la grazia del martirio, ma il suo predecessore, il vescovo Barosi con altri tre missionari del PIME erano stati barbaramente trucidati dai comunisti in odio alla Chiesa cattolica e al Papa. Per il secolo XX sono stati fatti i nomi di milioni di Martiri, di Cristiani chierici e laici, condannati a morte in Cina, in Messico, nella Spagna, nella Germania di Hitler, nella Russia di Stalin, nella Jugoslavia di Tito, nell’ Albania di Hoxha. Ai nostri giorni continua il martirio dei Cristiani in Pakistan, nell’India, in Turchia e in alcuni paesi dell’Africa. I persecutori della Chiesa hanno la mente e il cuore pieni di odio, e uccidono. I Cristiani hanno la mente e il cuore pieni di amore, e perdonano come fece Gesù in croce…

Mons. Ricciardi, l’Islam ama presentarsi come  la religione della tolleranza…

I Musulmani, pur avendo con le altre due religioni monoteistiche – la cristiana e l’ ebraica – la f ede in un solo Dio, hanno una cultura e una formazione di fondo troppo distante e diversa. I Musulmani anche oggi classificano i Cristiani come infedeli da convertire al Corano e alla religione di Maometto, come hanno tentato di fare ad Otranto nel 1480. Sembra che successivamente non ci sia stato alcun miglioramento nei confronti dei Cristiani e degli Ebrei. Per rispondere alla sua domanda, certamente ci sono Musulmani  che, presi singolarmente, sono persone corrette, pacifiche e tolleranti; eppure i Musulmani presi insieme come comunità religiosa costituiscono anche oggi un pericolo per i Paesi dell’Occidente…Spesso ricorrono all’uso delle armi, alla guerra santa, agli attentati terroristici. Può darsi che ieri, al tempo dell’invasione turca di Otranto, incutessero più paura di oggi, ma i problemi di intolleranza nei confronti dei Cristiani restano.

Che ne pensa della visita di Gheddafi a Rom a?

Sembra voler ricreare l’ambiente dell’harem: si circonda di donne italiane giovani e belle; dona loro il libro del Corano e le invita ad abbracciare la religione di Maometto…Al contrario gli stranieri che vanno in Libia devono rispettare le leggi del posto, senza eccezioni, e non hanno quella libertà di “propaganda” religiosa che viene concessa a Gheddafi.

Cosa possono insegnare gli 800 Martiri di Otranto ai giovani ?

Accenno soltanto a tre valori: sacrificio, libertà, vigilanza.

Sacrificio: gli 800 Martiri erano uomini di tutte le età e di tutte le categorie, pescatori provati dal mare non sempre calmo. Oltre agli anziani, c’erano anche giovani appena al di sopra dei 15 anni. Questa gente, così formata e provata, nel momento del pericolo e della minaccia, è stata pronta anche a sacrificare la propria vita per salvare la Patria e la Fede.

Libertà: i Turchi chiesero agli Otrantini la resa con promesse e buone condizioni. Ma gli Otrantini non accettarono di consegnare la città a chi era sbarcato sulle nostre coste per invadere e sottomettere all’Islam la Terra d’Otranto, il Regno di Napoli e l’Italia.

Vigilanza: le coste salentine sono sempre state soggette agli assalti dei predatori, dei contrabbandieri, dei pirati che attraversano il Canale d’Otranto. Anche se i tempi e i sistemi di controllo del mare sono cambiati, occorre una vigilanza intelligente e prudente. L’accoglienza fraterna ed evangelica va applicata solo a quegli stranieri che, stremati da una traversata infelice dall’altra sponda del mare, cercano lavoro, libertà e pace. Ma ci sono anche lupi rapaci, sfruttatori, falsi profeti, terroristi, che vanno energicamente e decisamente respinti.