CRISTIANI DEL MEDIORIENTE: VASI DI COCCIO FRA VASI DI FERRO

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USA/C’è da chiedersi che fine farebbe l’Occidente (o quel che resta dell’Occidente!) se il mondo musulmano non fosse così profondamente diviso in se stesso. Oltre alla maggiore e storica spaccatura, quella fra sunniti e sciiti, altre se ne sono aggiunte in tempi più recenti. Il mondo sunnita, per esempio, è attualmente spaccato fra salafiti, seguaci dei Fratelli musulmani e jihadisti.

I primi fanno capo alla tradizione saudita: rigoristi in campo morale ma conservatori in quello politico. Sostengono le monarchie del Golfo, con l’ eccezione rappresentata dal Qatar che, in palese competizione con le altre famiglie reali, sostiene il movimento dei Fratelli musulmani, attivo non solo in Egitto ma anche nella Striscia di Gaza (Hamas), in Tunisia e in Siria.

In Egitto attualmente i Salafiti si contrappongono ai Fratelli musulmani, anche se non intendono confondersi con i militari al potere. I militari a loro volta rappresentano un ulteriore segno di spaccatura, perché pur condividendo e praticando un islam tradizionale, perseguono un modello laico di Stato, lontano non solo dal califfato universale auspicato dai jihadisti e, in parte, dai Fratelli musulmani ma anche dalle autocrazie di tipo saudita.

Tale spaccatura, a ruoli ribaltati, è presente in Turchia, dove con una serie di processi penali istruiti ad hoc, i militari, espressione ed eredi del laicismo di Ataturk, sono stati fatti fuori dalla scena politica ad opera del premier Erdogan, che propugna un modello islamico tradizionalista molto vicino a quello dei Fratelli musulmani. Questi, a loro volta, si distinguono dai jihadisti più per il modus operandi che per l’obiettivo finale, che resta la restaurazione dell’unica nazione comune islamica (ummah). I Fratelli, almeno in teoria, sono per un cambiamento che parti dal basso (per questo prediligono l’impegno filantropico e il proselitismo nel sociale). Nei giorni del dopo-Morsi, però, non sono rimasti estranei agli scontri –anche a fuoco- con le forze di polizia egiziane e al saccheggio dei quartieri cristiani.

I jihadisti invece non vanno per il sottile: non solo vogliono la restaurazione del califfato universale, senza distinzione di confine fra i vari Stati islamici, ma perseguono tale obiettivo giustificando la violenza e il terrorismo. L’Egitto oggi è tragicamente il luogo dove tutte queste anime dell’Islam e tutte queste divisioni sono presenti e si fronteggiano; ma non da meno è la Siria, dove il Presidente Assad rappresenta tanto l’anima laicista del Paese che quella sciita-alawita, in aperto contrasto con jihadisti e Fratelli musulmani. In funzione antiturca, Assad sostiene e arma anche i ribelli curdi, che da sempre cercano di ritagliarsi uno spazio a cavallo fra Iraq, Siria e Turchia.

Delle monarchie del Golfo in parte si è detto: da una parte il Qatar, con la sua potentissima emittente Al Jazeera che sostiene i Fratelli musulmani, e dall’altra Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, finanziatori del movimento conservatore salafita.

In questo puzzle islamista, gli Sciiti dall’Iran si affermano in Iraq (dove sono maggioranza e dove, però, forte è la resistenza jihadista di marca sunnita), fino ad arrivare al Mediterraneo tramite Siria e Libano (Hezbollah).

In Libia e in Somalia (esempio di failed States) lo scontro, tutto interno al campo sunnita fra moderati e jihadisti, si complica per la fortissima componente tribale…

Le numerose comunità cristiane un tempo fiorenti in Libano, Egitto, Turchia, Siria e Iraq, oggi sono dissanguate dagli attentati, dalle minacce, dalle pressioni terroristiche. Vasi di coccio in mezzo a vasi di ferro che si fronteggiano con il comune denominatore del disprezzo per gli infedeli non musulmani, i cristiani per lo più hanno scelto – e continuano a scegliere – la strada della fuga e dell’emigrazione. Un tempo più o meno tollerati dai regimi di stampo laicista, oggi sono lasciati in balia delle onde, senza protettori. Almeno noi, cristiani d’Occidente, dovremmo avere uno sguardo di compassione e di riconoscenza per loro; ma nella massa giornaliera di immigrati che si riversa sulle nostre coste (musulmani, per lo più) neanche sappiamo distinguerli né tanto meno vogliamo aiutarli come nostri fratelli nella Fede.

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