GALLI DELLA LOGGIA, LUCA RICOLFI E IL POLITICAMENTE CORRETTO (di Marco Invernizzi)

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Ernesto Galli della Loggia ha posto un problema importante con un editoriale sul primo quotidiano italiano, il Corriere della Sera, del 6 novembre.

Il problema può essere definito come l’assenza nel dibattito pubblico di una posizione critica del “politicamente corretto”, cioè del “pensiero unico” che ha egemonizzato la cultura italiana.

Questa assenza nasce dalla volontà di chi detiene il potere culturale (per esempio chi decide chi invitare ai dibattiti televisivi, o scrivere sui giornali principali e pubblicare con le maggiori case editrici) di escludere o ridicolizzare, rendendole caricaturali, tutte le posizioni non conformi alla mentalità progressista dominante.

Si tratta così dell’assenza di una posizione conservatrice nel dibattito pubblico, in un Paese dove esistono molti conservatori in privato, forze politiche importanti percepite dall’elettorato come conservatrici (la DC e la Destra nazionale ieri e il centro-destra oggi), ma non esiste una cultura fruibile da parte della gente nel dibattito pubblico che sia in qualche modo riconducibile al conservatorismo.

Galli della Loggia usa come esempio la recente bocciatura in Senato del ddl. Zan e richiama il titolo «Vergognatevi», con il quale è stata accolta dalla quasi totalità dei media.

Uno straniero di passaggio in Italia penserebbe di trovarsi in un Paese dove una banda di parlamentari trasversale ai partiti è riuscita, grazie al voto segreto, che ha permesso ad alcuni parlamentari di sinistra di votare contro i rispettivi partiti, ad affossare una proposta di legge progressista auspicata da tutti. La realtà è molto più complessa.

È evidente che si sta realizzando in Italia, come in tutto l’Occidente, quella “dittatura del relativismo” denunciata dal card. Ratzinger nella Messa precedente l’ingresso nel conclave dal quale venne eletto Papa.

Una dittatura culturale, anzitutto, che preclude l’accesso ai luoghi dove si orienta l’opinione pubblica a chi, in qualche modo, sostiene le posizioni dell’umanesimo naturale e cristiano. È evidente che, continuando così, la grande maggioranza delle persone comincerà a pensare secondo i canoni del progressismo, mentre i pochi che resisteranno saranno costretti a rifugiarsi sui social, spesso assumendo toni apocalittici e radicali tali da non convincere se non i già convinti.

Questo è il progetto del pensiero unico politicamente corretto. È significativo che venga denunciato su uno dei principali organi di questa ideologia, così come è significativo un altro articolo, firmato da Luca Ricolfi, apparso il 31 ottobre su un altro quotidiano, la Repubblica, alfiere della stessa ideologia, nel quale il sociologo torinese esprime con precisione e profondità le caratteristiche del “politicamente corretto”.

Che fare di fronte a questa situazione? La colpa di questa deriva ideologica non sta solo in chi la propone, ma anche in chi non fa nulla per denunciarla e combatterla bene.

Ciascuno di noi, quindi, è chiamato a fare qualcosa, anzitutto a studiare e a diffondere quell’antropologia naturale e cristiana che rimane nascosta in ogni persona, ma che può essere “ritrovata”, così come ha detto Papa Francesco sempre il 6 novembre: «la crisi fa parte della storia della salvezza».

Gli articoli di Galli della Loggia e di Ricolfi sono due segnali inaspettati, che aiutano a sperare in un risveglio culturale sempre possibile: dalla crisi, da ogni crisi, si può uscire, se si ha l’umiltà di cercare e riconoscere la verità delle cose.

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