GIROVAGANDO TRA LE STELLE (di Cosimo Galasso)

32

Ogni notte, sopra le nostre teste, si compie uno spettacolo che la maggior parte di noi, purtroppo, non è in grado di vedere: la silenziosa giostra delle stelle, che ci gira incessantemente intorno, offrendoci le meraviglie di un Universo nel quale siamo immersi e che – complice un sempre più vasto inquinamento luminoso, unitamente a quello, ben più insidioso, di tipo culturale, – è “cancellato”, ogni giorno di più, dai nostri occhi e dalla nostra mente.

Alfredo Cattabiani, a proposito della tradizione astromitologica, scrisse: ”Si deve anche reinterpretare per coglierne le valenze profonde, soprattutto per mostrare come essa s’ispiri a una visione sacrale del cosmo, dove ogni fenomeno non è se non una manifestazione dell’Uno da cui tutto deriva e su cui tutto si fonda. Se perdessimo anche questa sacra memoria, il mondo si ridurrebbe a un insieme di fenomeni quantificabili e misurabili. Il Sole, per esempio, può e deve essere descritto scientificamente: ma esso è anche simbolo di qualcosa che lo trascende, ci parla dunque dell’Altro, come del resto la Luna e come tutte le stelle e i pianeti ai quali molti popoli e generazioni hanno dato i nomi che ci sono pervenuti”.

D’altro canto, l’uomo primitivo vivendo costantemente all’aperto imparò ben presto che le stelle – come amiche fedeli – tornavano con regolarità a “visitarlo”; da qui – probabilmente l’unico avvenimento stabile sul quale potesse contare – derivò oroscopi e auspici per trarre previsioni sul suo raccolto: dal quale, evidentemente, dipendeva la sua esistenza. E’ uno dei motivi per il quale, inizialmente, astronomia e astrologia sono nate insieme e insieme hanno contribuito a creare quel patrimonio di conoscenze scientifiche e non, che costituiscono il nostro “edificio” della conoscenza.

Con il progredire dei secoli, l’uomo familiarizzò sempre più con le stelle, tanto da usarle come guida sicura per orientarsi in quei territori bui e selvaggi; assieme allo studio dei movimenti di Sole, Luna e pianeti, fu capace di cogliere la regolarità dello scorrere del tempo e a fissare questi moti in uno strumento utilissimo nella vita di tutti i giorni: il calendario.

Calendario che può essere definito come la sincronizzazione della posizione del Sole – cioè la sua altezza sull’orizzonte, a sua volta determinante l’alternarsi delle stagioni -, con ciò che, visibilmente, offrivano i campi.

Dopo i primi, maldestri tentativi, occorrerà giungere alla famosa riforma voluta da Papa Gregorio XVI, nel 1582, per avere un calendario quasi perfetto, il calendario gregoriano, appunto, oggi universalmente accettato. La difficoltà primaria era quella di non avere, contemporaneamente, un calendario indicante l’estate e i campi innevati appena fuori la finestra …