IL PAPA CON IL CUORE NEL MEDIORIENTE (L’Ora del Salento, 1° dicembre 2007, pag.11)

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(a cura di Roberto Cavallo)

  Vedere sventolare le bandiere irachene durante l’Angelus domenicale in Piazza San Pietro non è usuale, ma è sicuramente bello e toccante. Così domenica 25 novembre alcuni cristiani iracheni hanno seguito il loro patriarca fin nel cuore della cristianità, per festeggiare la nomina a cardinale di Emmanuel III Delly (nella foto). Ottanta anni, iracheno, patriarca di Babilonia dei Caldei (Baghdad), bandiera della resistenza cattolica in Iraq, Emmanuel III considera la concessione della berretta cardinalizia – nel corso del recente Concistoro – come  Un onore non solo per me, ma per tutto il Paese, per tutti gli iracheni. Il Signore ci ha dato il dono dell’intelligenza per parlarci gli uni con gli altri, per dialogare, perché finché non c’è pace non c’è sicurezza” (Avvenire, domenica 25 novembre, pag.8).  Perciò Benedetto XVI durante l’Angelus ha invitato il mondo a pregare per una pace giusta e duratura in Medio Oriente, che dall’Iraq alla Palestina, dal Libano all’Afghanistan, sta vivendo un momento difficilissimo. Cristiani minacciati, che da Mossul, o dal loro quartiere di Dora a Baghdad, cercano rifugio nei più sicuri villaggi del Kurdistan, o meglio ancora all’estero; scontri fratricidi fra Hamas e Fatah in Palestina; crisi istituzionale in Libano, dove non si riesce ad eleggere il nuovo Presidente della Repubblica e lo spettro della guerra civile è, ancora una volta, alle porte; soppressione dell’opposizione democratica in Pakistan; attentati suicidi organizzati da gruppi vicini ad Al Qaeda in Afghanistan, che adesso prendono di mira i civili e le nuove strutture espressamente richieste dalla popolazione (il 6 novembre scorso uno zuccherificio, il 24 novembre il ponte costruito per collegare scuole ed ospedali vicino Kabul…).In tale contesto ogni occasione di dialogo va perseguita con speranza: anche l’incontro di Annapolis negli Stati Uniti (dove il Vaticano ha inviato una propria delegazione), segnato già in partenza da pessimismo e disillusione, nonché dalla dura condanna di Hamas, può diventare – se accompagnato dalla preghiera – un cerino che si accende nella notte. Nella notte del dialogo fra Israeliani e Palestinesi. Perché, come dice il Cardinale Emmanuel III Delly, “…Il Signore ci ha dato il dono dell’intelligenza per parlarci gli uni con gli altri, per dialogare, perché finché non c’è pace non c’è sicurezza.”

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