IL TEMPO: ORA E’ QUI, ORA SE NE VA

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Nella foto Francesco Rodolfo Russo

Il grande tessitore. Alla ricerca del Tempo” (Casa Editrice Torinese, Torino, ottobre 2020, pagg. 206), è l’ultima fatica letteraria di Francesco Rodolfo Russo.

In effetti Francesco Rodolfo Russo, oltre ad essere autore del saggio “Alla ricerca del Tempo nella letteratura”, è il curatore di questo libro composto da quindici contributi – compreso il suo – che analizzano e sviscerano da ogni possibile angolazione e competenza (musica, arte, medicina, fisica, danza, sport, pedagogia, ecc.) il problema di tutti: il Tempo.

Sì, il Tempo con la T maiuscola, e cioè la cosa più misteriosa e inafferabile che vi sia, ma anche la più importante per la mia vita, per la vita di ogni essere umano…

Ecco perché questo libro prova a condurre il lettore sulle sue tracce, sapendo già fin dall’inizio che trattasi di impresa quasi impossibile. Cos’è il tempo? La risposta in una piccola frase di Charles Dickens in apertura: “Il tempo. Il più grande e il più antico di tutti i tessitori. Ma la sua fabbrica è un luogo segreto, il suo lavoro silenzioso, le sue mani mute…”.

Anche per Sant’Agostino, nelle Confessioni, il tempo è un mistero: “Ti confesso Signore d’ignorare tuttora che cosa sia il tempo. D’altra parte ti confesso, Signore, di sapere che pronuncio queste parole nel tempo. Che da molto tempo ormai sto parlando del tempo, e che proprio questo molto non lo è per altro che per la durata del tempo.” (pag. 192). 

Perfino la fisica odierna ipotizza il tempo – assoluto? relativo? – come un mero adattamento alla nostra realtà di qualcosa di diverso, che non conosciamo, di ancora a noi oscuro (pag. 98). E, se ci pensiamo bene, neppure i ricordi ci salvano da questo mistero del Tempo, perché ricordiamo sempre le stesse cose e non riusciamo a recuperare, come pure vorremmo, ricordi nuovi, frammenti di passato inediti che si rifanno vivi. “I ricordi sono quelli e basta, dobbiamo accontentarci”, scrive nel suo saggio Tilli Romero (pag. 189).

E allora partiamo in questo itinerario, fin dai tempi ancestrali, quando gli uomini con serietà si immergevano nella poesia, nella filosofia e nella mitologia, spaventati ma alla ricerca della grande risposta.

Già per gli antichi Greci il Tempo può avere volti diversi: Chronos, Kairos, Ora, Eniautos, Aion.

Chronos è il tempo quantitativo, misurabile matematicamente che va dal passato al futuro. Kairos invece è il tempo “qualitativo”, quello legato ad un valore, ad un evento salvifico.

Eniautos indica il tempo ciclico. E così via.

Alla concezione ciclica del tempo (l’eterno ritorno), molto diffusa fra Greci e Romani ma anche fra altre culture e religioni del mondo, il Cristianesimo sostituì la concezione lineare, che è pure quella che istintivamente ognuno di noi avverte come ovvia: ogni istante supera quello precedente, ogni evento è modificato da quello che viene dopo e il calendario meglio di tutti fissa questa situazione.

Nascita, ricorrenze, festività, morte; tutto trova naturale sistemazione lungo la linea del tempo, una retta infinita, composta da miriadi di punti convenzionalmente ordinati in sequenza cronologica. Uno di tali punti, quello forse maggiormente conosciuto, è il cosiddetto momento, o anno, zero, fondamentale per il cristiano e assunto quale base da cui partire per il calcolo delle date.” (pag. 41). E’ con Gesù, infatti, che il tempo si fa pienezza, acquistando un significato di salvezza e di grazia (Kairos) che sconvolge la linearità imperturbabile di Chronos.

Con Gesù il tempo, anche quello di ogni singolo uomo, si apre e si affaccia sulle soglie dell’Eternità. Come scrive Papa Francesco, nell’omelia del 26 novembre 2013 (pag. 45) “… Forse noi possiamo sentirci padroni del momento, ma l’inganno è crederci padroni del tempo. Il tempo non è nostro, il tempo è di Dio! Il momento è nelle nostre mani e anche nella nostra libertà di come prenderlo. E di più: noi possiamo diventare sovrani del momento, ma del tempo soltanto c’è un sovrano, un solo Signore, Gesù Cristo”.

Al di là della propria professione di fede, scrive Alessandra Miccoli nel suo saggio, oggi gli uomini farebbero bene a sganciarsi dalle manipolazioni e dalle pressioni di una società consumistica e superficiale che vorrebbe fargli credere che il tempo è ben impiegato soltanto quando ci si consegna ad esso, come se lo si potesse dominare riempendolo di impegni molteplici, le tanto decantate “cose da fare”. Anche nell’arte, nel momento in cui la sacralizzazione è laicizzata, “… il tempo muore e l’oggetto/manufatto/opera d’arte ne diviene il mausoleo.” (pag. 64). Dio, che sta fuori dal ritmo degli esseri, ha consacrato il tempo cosmico e storico con la creazione, con la redenzione di Cristo, con la parusia, che segnerà la consumazione della storia e del tempo.

L’invito, allora, anche per i non credenti, è provare a recuperare un intimo rapporto con la spiritualità, che costituisce le radici profonde dell’esistenza. L’immagine di copertina del libro rappresenta una clessidra; la sabbia che solitamente fluisce tra i due contenitori comunicanti, dall’alto al basso a causa della legge di gravità, è sostituita da un albero con radici profonde, i cui rami salgono verso l’alto arricchendosi in cima di teneri virgulti. Siamo di fronte ad un percorso che, a volo d’angelo, parte dall’antichità e arriva ad oggi: il tempo torna indietro ma induce a pensare che i ramoscelli si arricchiranno presto di fiori e di frutti… (pag. 10).

 

 

 

 

 

 

 

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