INIZIATIVE A FAVORE DI ASIA BIBI (di Paul De Maeyer)

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Asia Bibi

ROMA, venerdì, 28 gennaio 2011 (ZENIT.org).- Mercoledì 26 gennaio, si è svolta a Roma davanti alla sede della Camera dei Deputati una manifestazione a favore di Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte nel Pakistan per presunto oltraggio al profeta Maometto. L’obiettivo del presidio, organizzato da vari organismi, fra cui l’Associazione di Cooperazione Internazionale Italia-Pakistan, la sezione italiana di International (AI) e la Comunità di Sant’Egidio, era chiedere l’abolizione della discussa legge pakistana sulla blasfemia e l’immediato rilascio della Bibi.

“Questa manifestazione è l’inizio di un lungo cammino: vogliamo convincere i parlamentari pakistani ad abolire la legge sulla blasfemia. Molti sanno che questa legge non va bene, ma hanno paura ad agire perché sono minacciati di morte”, così ha dichiarato la presidente dell’Associazione Parlamentari Amici del Pakistan, Luisa Santolini. “Noi cristiani non siamo contro l’islam o contro il governo pakistano. Vogliamo solo vivere nel nostro paese in pace, dialogo e serenità con tutti”, h a detto un altro partecipante, padre Gilbert Shaazad, dell’Associazione Pakistani cristiani in Italia, le cui parole sono state raccolte dall’agenzia ASCA (26 gennaio).

Il comitato organizzatore della manifestazione è stato ricevuto lo stesso giorno dal ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, fortemente impegnato nella difesa dei cristiani nel mondo e per il rilascio di Asia Bibi, nota anche come Aasia Noreen. “Sulla tutela della minoranze religiose, della minoranza cristiana e sulla modifica della legge che punisce la blasfemia, lavoriamo in uno spirito costruttivo con le autorità pakistane”, ha detto il ministro secondo il sito della Farnesina.

Come riferisce l’agenzia Fides, l’iniziativa italiana a favore della Bibi e dell’abrogazione della legge sulla blasfemia è stata apprezzata dalla società civile pakistana. “Crediamo – ha detto Mehdi Hasan, presidente della Commissione per i Diritti Umani del Pakistan – che iniziative di tal genere siano preziose: la mobilitazione dell’opinione pubblica internazionale può servire a smuovere i nostri politici nonché ad offrire sostegno e incoraggiamento alla campagna che, nonostante tutte le difficoltà e i rischi, stiamo portando avanti” (26 gennaio).

Secondo Hasan, oggi la legge sulla blasfemia – cioè gli articoli 295-B e 295-C del Codice penale del Pakistan – viene utilizzata per colpire non solo le minoranze religiose ma anche tanti cittadini musulmani. “Un forum di organizzazioni pakistane ne chiede l’abolizione, ma il governo pakistano, che oggi attraversa difficoltà di carattere politico e nella gestione dell’economia, subisce l’influenza e le pressioni dei partiti religiosi”, così ha detto a Fides.

Anche la piccola comunità cattolica del Pakistan si muove a favore di A sia Bibi. Questa domenica, il 30 gennaio, verrà celebrata su iniziativa del vescovo di Islamabad e Rawalpindi, monsignor Rufin Anthony, una “giornata di digiuno e preghiera” per la pace e l’armonia nel paese e per sensibilizzare le coscienze. “È un momento critico per i cristiani in Pakistan. Finora due elementi hanno dominato il pensiero della nostra società civile: la megalomania (ritenere di essere i migliori) e la paranoia (che il mondo stia cospirando contro di noi)”, ha dichiarato il presule all’agenzia AsiaNews (26 gennaio).

La giornata è la risposta alla manifestazione nazionale organizzata dai movimenti fondamentalisti musulmani a favore della legge, sulla base della quale Asia Bibi è stata condannata il 7 novembre scorso a morte per impiccagione dal tribunale del distretto di Nankana Sahib, nella provincia del Punjab. Già domenica scorsa, il 23 gennaio, si sono svolte manifestazioni in numerose città del Pakistan, tra cui il capoluogo del Punjab, Lahore.

Contro la legge, introdotta nel 1986 sotto l’allora dittatore e generale Mohammad Zia-ul-Haq, si è espresso di recente il noto studioso musulmano Javed Ahmad Ghamidi, 59 anni, costretto a vivere per motivi di sicurezza nella Malaysia. “Le leggi sulla blasfemia non hanno nessuna giustificazione nell’islam”, così ha spiegato il popolare predicatore televisivo ad AsiaNews (21 gennaio). “Questi ulema (dotti musulmani, ndr) stanno semplicemente mentendo alla gente. Ma sono diventati più forti, perché hanno il potere della piazza con sé, e le forze liberali sono deboli e divise”, ha detto Ghamidi, considerato da alcuni “la voce della ragione in una confusione di rumori irrazionali”.

Il marito di Asia Bibi, Ashiq Masih, ha potuto visitare di recente sua moglie nel carcere di Sheikhupura, nei pressi di Lahore. “È tuttora triste e preoccupata per i suoi figli. Le ho detto di confidare in Dio e che stiamo facendo di tutto per ottenere la sua liberazione. Le ho anche riferito che tutti i cristiani e le persone di buona volontà in Pakistan pregheranno per lei nella Giornata per la pace del 30 gennaio”, ha detto Masih a Fides (26 gennaio).

In seguito all’uccisione il 4 gennaio scorso del governatore del Punjab – Salman Taseer -, la donna è stata trasferita in una cella di isolamento. Come riferisce Fides, la Bibi viene controllata a vista da due guardie e due telecamere la riprendono 24 ore su 24. Per evitare che venga avvelenata, riceve cibo crudo rigorosamente controllato, che lei stessa cucina nella sua cella. Sempre per ragioni di sicurezza, non è escluso che verrà trasferita in un altro carcere (forse quello di Multan), come ha chiesto l’associazione che assiste la sua famiglia, la Masihi Foundation.

Per la Bibi, la morte del governatore, che l’aveva visitata in carcere, è stata un durissimo colpo. Secondo la testimonianza di una guardia carceraria, raccolta da Compass Direct News (19 gennaio), quando la Bibi ha sentito la notizia durante l’ora d’aria “è rimasta ferma in shock per un po’ e ha cominciato a urlare e a piangere”. “Ha pianto per tutta la sera e ha anche rifiutato di cenare”, ha raccontato la guardiana. A Bibi è stato di conforto un versetto del Vangelo di Giovanni: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me” (14,1).

La preoccupazione di Bibi è più che legittima: sa di trovarsi sulla “hit list” di varie organizzazioni estremiste, che minacciano anche chi la difende o sostiene l’abolizione della legge sulla blasfemia. Proprio oggi, Fides ha diffuso la notizia che i movimenti estremisti stanno preparando un attentato contro il ministro per le Minoranze religiose, il cattolico Shahbaz Bhatti. In una nota inviata a Fides, la All Pakistan Minorities Alliance (APMA), che si basa su un rapporto dei servizi segreti pakistani, si dichiara “fortemente preoccupata per le ulteriori notizie circolanti sull’organizzazione di un imminente attentato contro il ministro, divenuto l’obiettivo n. 1 a causa del suo impegno per l’abolizione della legge sulla blasfemia”.

Bhatti, che aveva già ricevuto una “condanna a morte” da parte dell’organizzazione terrorista Laskar-e-Toiba, “perché complice di blasfemia” (Fides, 4 dicembre 2010), ha chiesto di pregare per lui e la sua vita. “Sono un uomo che ha bruciato le sue navi: non posso e non voglio tornare indietro in questo impegno. Combatterò l’estremismo e mi batterò per la difesa dei cristiani fino alla morte”, così ha detto a Fides.

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