LIBANO, DOVE HA FALLITO LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE (di Matteo Bressan)

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Nella foto: il leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, che maneggia un suo utensile da lavoro

Dal sito www.loccidentale.it riprendiamo l’articolo di Matteo Bressan pubblicato il 29 gennaio 2010: “Il ribaltone politico che si è consumato in Libano in questa settimana necessita un’attenta analisi di quelli che sono stati i nodi irrisolti dell’impegno internazionale e degli strumenti che sono stati dati al Libano in questi anni allo scopo di rinforzare la democrazia e la sovranità. Se infatti andiamo a ripercorrere, non troppo indietro nel tempo, la storia della missione Unifil 2 e quella del Tribunale Speciale possiamo capire come i due end state, ovvero il disarmo di tutte le milizie al confine con Israele e la condanna dei mandanti dell’omicidio Hariri, fossero direttamente collegati l’uno con l’altro.

Il disarmo di Hezbollah, già richiesto dalla risoluzione 1559 del 2004 e ribadito nella 1701 del 2006 era un obiettivo da raggiungere con il concorso del Governo libanese. Accanto a questi importanti enunciati si andava a rafforzare ed addestrare l’esercito libanese, strumento delle stesse istituzioni. Il dispiegamento di Unifil andava poi a garantire che si limitassero gli scontri lungo il confine con Israele, si procedesse ad una bonifica degli ordigni inesplosi insieme ad una grande attività di ricostruzione e cooperazione civile militare che tentasse di ristabilire delle condizioni di vita accettabili per la popolazione del Sud del Libano.

A questi due fronti attinenti al rafforzamento della sovranità dello Stato e alla sicurezza interna si andava ad aggiungere la difficile indagine sull’omicidio Hariri affidata al Tribunale Speciale per il Libano. È del tutto evidente a questo punto che i tre obiettivi, ovvero sovranità, coesistenza pacifica delle due coalizioni politiche e Tribunale Speciale, passassero attraverso un prerequisito fondamentale: il disarmo di Hezbollah. La comunità internazionale ha così cercato di esportare dei modelli vincenti e concettualmente perfetti per la nostra vita quotidiana difficilmente applicabili in Libano.

Dotare le autorità di Beirut del Tribunale Speciale senza garantire un deterrente alle minacce di Hezbollah ha prodotto la crisi politica che è oggi sotto gli occhi di tutti noi. Le stesse risoluzioni dell’ONU per essere adempiute avrebbero obbligato l’esecutivo di Beirut a richiedere l’intervento dei militari dell’ UNIFIL per disarmare Hezbollah. Aspetto quest’ultimo non preso in considerazione da una forza multinazionale che di fatto staziona in un’area geografica del Libano politicamente controllata dal partito di Allah.

Tale approccio prettamente teorico ha determinato la vittoria elettorale della coalizione del 14 Marzo contro il blocco filo siriano della coalizione del’8 Marzo ma non ha impedito ad Hezbollah di sottrarsi alle regole della competizione politica per passare alle più convincenti intimidazioni ora su questa ora su quella comunità.

A monte vi è stata una cattiva interpretazione da parte di molti paesi che hanno guardato ad Hezbollah come si può guardare ad un normale partito politico anche se segnali preoccupanti dal 2006 ad oggi se ne erano avuti. Quanti ritrovamenti di armi e bunker sono stati fatti nel Sud del Libano ? Quante volte Hezbollah ha mostrato i muscoli ora con le manifestazioni ora con le min acce contro chi prov ava a limitare la sua influenza nella vita politica libanese?

Come non ricordare la trionfale visita in Libano dello scorso ottobre del Presidente Ahmadinejad, che non solo andava a rafforzare il legame storico tra i Guardiani della rivoluzione e Hezbollah, ma che si presentava nel Sud del Libano come il vero artefice della ricostruzione.

L’Occidente forse non ha compreso questi segnali, forse ha creduto di poter intervenire in Libano come se il paese dei cedri fosse uno Stato europeo. Gli strumenti che avrebbero dovuto rafforzare le istituzioni libanesi hanno riportato la Siria al vertice dello Stato. Se in politica estera è di fondamentale importanza definire gli obiettivi e gli strumenti è il caso di ammettere che dal 2006 ad oggi gli strumenti dati al Libano hanno prodotto un risultato politico di segno opposto.

A questo punto viene da chiedersi se e quando la comunità internazionale, nessuno escluso, rivedrà gli obiettivi che determinano la presenza militare in Libano adeguando gli attuali strumenti ad un contesto totalmente stravolto.”

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