L’ESPERIENZA DI UMBERTO SCAPAGNINI: “SONO IN VITA PER TESTIMONIARE CHE IL TESTAMENTO BIOLOGICO E’ UN ERRORE” (di Alessandro Pagano)

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L'On.le Umberto Scapagnini

 

Sono amico di Umberto Scapagnini da 15 anni. Io ero giovane assessore regionale alla Sanità e lui Ordinario di Farmacologia all’università di Catania, nonché scienziato di fama internazionale.

Settimane fa a Montecitorio tra gli scranni, durante una pausa, mi ha raccontato una storia straordinaria: la sua.

 “Vedi Sandro! Io sono qui. Sono miracolato e vivo perché devo raccontare da questa Aula al mondo che chi è in coma è vivo”.

“Solo dopo essere uscito dal coma ho capito perchè il Signore mi ha dato tutte queste prove, perchè ho avuto la peggiore forma di cancro, perchè ho patito i dolori più atroci  e perchè ho avuto in dono la mia vita per la seconda volta”.

“Perchè dovevo raccontare quanto mi è accaduto e dare testimonianza di quanto sia importante una vita, anche quella di chi apparentemente è in un letto a vegetare e che invece sente tutto e si emoziona per tutto”.

Non ha perso tempo Umberto e così, appena ha potuto, alla prima occasione (il dibattito interno al Gruppo Parlamentare del PDL in materia di “Dichiarazione di Fine Vita”) ha fatto accapponare la pelle a tutti. Ad alcuni brillavano gli occhi mentre lui parlava e poi, appena ha finito, applausi a spellarsi le mani, come neppure gli altri messi assieme ne avevano ricevuti.

Il gruppo aveva dibattuto sulla legge che sarà varata ad aprile, denominata “Dichiarazione di Fine Vita (DAT)”, quella per intenderci che fu varata dal Senato nel 2009 sull’onda dell’emozione del caso Eluana Englaro. Un pò tutti alla Camera avevano manifestato la volontà di confermare la legge del Senato al fine di evitare confusione ed evitare discutibili interpretazioni legislative da parte di taluni giudici.

Discussioni interessanti forse, ma che si sono arenate non appena ha parlato Scapagnini, che tutti fino a quel momento conoscevano come uomo di scienza e di ragione, ma non di fede.

“Penso che il Cielo abbia voluto che io tornassi per dare speranza e spiegare che il testamento biologico è un errore. Io, prima della malattia, lo avrei firmato. Ero ancora un credente blando, pensavo che fosse giusto spegnersi dolcemente se non c’era speranza. Ma ora dico che non è vero, che bisogna combattere. Che nessuno è irrecuperabile e comunque una vita per quanto disabile è sempre vita”. 

Dopo l’incontro al Gruppo del PDL, centinaia di parlamentari attorno a lui a complimentarsi, motivati come mai lo erano stati fino a quel momento.

Lo abbiamo ringraziato di cuore, proprio lui, a cui avevano dato quindici giorni di vita, l’uomo per il quale i quotidiani nazionali avevano già annunciato la morte e per il quale i preti avevano somministrato, per ben due volte, l’estrema unzione.

Umberto Scapagnini, che oggi è Deputato Nazionale ma che fu anche sindaco di Catania, inizia il suo calvario nel 2007, quando scopre di avere un melanoma.

La reazione a una cura lo conduce in fin di vita: “Avevo 50 di pressione, 20 di frequenza e 6,8 di ph: dati incompatibili con la vita”. Finisce in coma per sei mesi, irreversibile, gli diagnosticano i migliori oncologi del Paese. Poi il tunnel: “Lo vedo: la sorgente di felicità, di pace. Il tunnel di luce, come l’ha dipinto Bosch”.

“A un certo punto vedo mia madre, che era morta da un anno, mi prende per la mano sinistra, la destra me la prende padre Pio, che mi dice <<Devi seguire la volontà del Signore>>”. E così uscii dal coma, pesando poco più di 50 chili (lui che sfiorava i 100 chili) paralizzato e con 8 metastasi”.

Adesso Scapagnini è un uomo nuovo, tra qualche giorno presenterà la sua autobiografia (“Il Cielo può attendere”, Mondadori) ed è, nella sua dolcezza, motivato come non mai, pronto a narrare la sua testimonianza a tutto il Parlamento, anzi a tutto il mondo.

Lui, l’uomo a cui avevano dato pochi giorni di vita, racconterà, nel dibattito sulla legge, di quando vide la TAC e scoppiò a piangere per la felicità, nello scoprire che il tumore era scomparso.

E così alla fine una testimonianza come quella di Scapagnini vale più di 1000 dibattiti.

A nulla serve la sentenza assurda di un giudice ammantato di sicumera che dichiara che alimentazione e idratazione non sono nutrimento ma terapia medica, quando un uomo, nello specifico Umberto Scapagnini, che solo qualche mese prima aveva dichiarato che era favorevole all’eutanasia, poi, dopo aver vissuto questa esperienza, è il primo a dire che la “dolce morte” è un errore, che la vita è sacra e va rispettata e che quell’essere indifeso, che in quel momento è in coma, è vivo! E che vuole vivere più di quanto ciascuno di noi possa immaginare.

Così forse, grazie anche ad un miracolato, tra un mese la Camera approverà una buona legge indispensabile per chiarire cos’è la vita, che nessuno ha il diritto di sopprimere.