MARIO GIORDANO: ATTENTI AI BUONI. TRUFFE E BUGIE NASCOSTE DIETRO LA SOLIDARIETA’ (recensione a cura di David Taglieri)

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Il libro che consigliamo ai nostri lettori in questa recensione è “Attenti ai buoni. Truffe e bugie nascoste dietro la solidarietà”, di Mario Giordano (2003, Mondadori).

Purtroppo quando si parla di beneficienza non sempre l’obiettivo delle attività e delle iniziative corrisponde all’intenzione, con la possibilità che si sfoci in esibizionismi ed egocentrismi che nulla hanno a che fare con il cuore del problema.

Mente e cuore dovrebbero andare di pari passo, anche perché “aiutare non vuol dire soltanto staccare assegni e preparare contanti”: magari questi pensieri di Mario Giordano possono sembrare cinici, ma se ogni tanto si vuole uscire dall’insopportabile e asfissiante politicamente corretto sarebbe il caso di dare almeno una sfogliata alle sue pagine, per poi decidere di incominciare a leggere senza pregiudizi.

Avvertenza: non cadere nelle generalizzazioni, il lavoro di Giordano è documentato, ma nulla toglie a tutti i personaggi importanti che hanno reale attenzione al prossimo.

Mario Giordano è un giornalista non nuovo a certe indagini. Ve ne sono tanti che si occupano di reportage e di scoop scandalistici della politica e della casta, ma il valore aggiunto è la proposta, che trapela da ogni libro e anche da qualche articolo, di modelli alternativi, o perlomeno l’opportunità di individuare uno spiraglio, oltre il buio.

Uno dei fili conduttori è la constatazione che tutti i grandi uomini e le grandi donne – siano essi santi, laici, persone normali, eroi o eroine – agiscono in silenzio, lontani da vetrine e riflettori pubblicitari; senza l’accompagnamento delle urla, delle grida o comunque dei salotti televisivi affettati, con il vezzo dell’applauso strappalacrime.

Certamente esistono tante organizzazioni e svariate persone che a titolo privato o in maniera comunitaria si comportano in modo tale da superare le parole e le immagini, o comunque lo schema dei luoghi comuni della spettacolarizzazione tragica.

Da questo presupposto nasce il rapporto forte, ma svolto con delicatezza e  giusto garbo che prende il titolo di “Attenti ai buoni”. Il piglio è grintoso, fatto di quella determinazione degli argomenti e delle indagini effettivamente obiettive, pronte a svelare ampollosi buonismi, da tenere ben distanti rispetto al termine bontà, che linguisticamente è lontano anni luce dall’abuso terminologico che lo circonda.

I ricchi fanno la beneficienza, ma anche la beneficienza fa ricchi”, così diceva G.B Schaw.

Il merito di Giordano consiste nella stigmatizzazione della confusione fra feste vip – tanto diffuse nella Penisola – e la reale miseria che cozza con l’immagine della colletta commossa dietro scatti fotografici, e contestuali dichiarazione a fine party.

E poi il quesito più interessante: dove finiscono i soldi? Quanto va alla pubblicità, quanto alle stars, e al fine ultimo? Oltre ai media tradizionali un occhio attento va anche ai nuovi media, a Internet e a tutto il sommerso del web.

Tanto coraggio per scardinare una sorta d’impunità nei confronti di “messia benefattori” che hanno il proprio ritorno.

Perché con la fame, con la miseria, con la disperazione non è giusto scherzare: non solo polemica ma volontà di costruire una sorta di muro difensivo a tutela di chi realmente lavora, non per un bene astratto ma per quanti sono davvero nel bisogno. Il termine solidarietà è diventato un luogo comune freddo, svestito di riflessione e di significato: niente speculazioni dunque!

E allora, come l’autore stesso scrisse in una dedica, attenti ai buoni (ma quelli al minuscolo), a meno che non siano buoni libri.