I CONSERVATORI

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Il volume (Edizioni Ares, pagg. 304, 2023) ha il merito di voler tracciare gli aspetti teorici e storici, soprattutto in relazione all’Italia, del conservatorismo aprendosi a prospettive sul futuro.

Il conservatorismo non è una ideologia, ma ha una filosofia che poggia sul realismo, sull’attenzione alla tradizione e sul rispetto della legge naturale. Ne consegue che la prospettiva di ogni conservatorismo autentico è la chiara opposizione alla modernità, che ha il suo apice nella Rivoluzione francese quale emblema dell’inizio della costruzione di un mondo chiuso ad ogni prospettiva trascendente e contrario all’ordine naturale e cristiano. Sintetizza bene, nella Prefazione, Giovanni Orsina comprendendo il conservatorismo quale resistenza a quell’«antropologia della tabula rasa che ha la pretesa di sradicare l’uomo, di isolarlo dalle tradizioni e dalle peculiarità culturali del contesto storico e geografico nel quale è cresciuto, così che possa auto-costruirsi in astratto come cittadino del mondo» (p. I).

Gli autori (Marco Invernizzi e Oscar Sanguinetti), tracciando una storia del movimento conservatore, ne delineano le particolarità e gli assi imprescindibili, facendo altresì notare come tale visione ha subito a volte torsioni e tentazioni rintracciabili nel nazionalismo, nell’autoritarismo, nel totalitarismo, nella dittatura, nei conservatorismi liberale e socialista, nel populismo incarnato, ad esempio, dal fascismo e dal caudillismo sudamericano.

Centrando sulla storia d’Italia e dopo aver sgomberato il campo dalle mistificazioni provenienti dalla lettura “comune” della storia risorgimentale, il conservatorismo emerge per la prima volta su scala nazionale soprattutto nell’ala intransigente dell’Opera Nazionale dei Congressi, che cercherà di organizzare il “Paese reale” in alternativa al “Paese legale”, che imponeva – con la palese opposizione alla cultura secolare italiana, scaturita dalla romanità e dal cristianesimo – di “ri-fare gli italiani” secondo lo stampo laicistico.

Pur non riuscendo mai ad avere una rappresentanza politica autonoma, i pensatori afferenti a prospettive conservatrici non sono pochi e meritano di essere conosciuti – come ci permettono di fare gli autori nelle pagine che dedicano a tali protagonisti – perché le loro intuizioni sono sicuramente proficue, soprattutto nel frangente apertosi con la “Seconda Repubblica”, in cui il mondo conservatore, libero dalle ipoteche partitiche storiche – dal Partito Popolare italiano al clerico-fascismo, fino alla stagione della Democrazia Cristiana – possa trovare un contenitore politico.

In questo senso, l’area di centro-destra nata a fine millennio è certamente un punto di riferimento, soprattutto nel momento in cui il maggior partito di maggioranza – a detta della leader e attuale premier Giorgia Meloni – si definisce “conservatore”.

Tuttavia, le riflessioni del testo vogliono intercettare il «“Paese profondo” resistente a ogni pressione ideologica delle sinistre e molto più a destra  delle  élite  politiche  che  si  trovano  a  rappresentarne  le istanze. […] Una “deep Italy” erede di un passato soffocato dalle ripetute “colonizzazioni”  ideologiche  subìte  –  per  usare  una  locuzione cara al regnante Pontefice –, ma anche prodotto delle contraddizioni  di  una  globalizzazione  pilotata  da  centri  di  potere  “discreti” che se ne servono per i loro disegni gnostici di mega-reset orwelliani» (pp. 195-196).

Se un messaggio sintetico la prospettiva dell’importante volume ci vuole consegnare richiama, a mio modo di vedere, quanto già affermato da Joseph De Maistre (1753-1821) e che, parafrasandolo, può suonare così: il conservatorismo autentico non è una rivoluzione di segno contrario bensì il contrario della rivoluzione e ciò nell’ottica positiva di costruire una società a misura d’uomo e secondo il piano di Dio.

Consigliato a quanti vogliono conoscere dottrina e storia del conservatorismo, anche e soprattutto nell’ottica di opporre una resistenza significativa al processo di dissoluzione dell’umano.