VICO DEI MIRACOLI

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Marcello Veneziani dà alle stampe come sua ultima fatica una bella biografia di Giambattista Vico, filosofo e storico napoletano del ‘700. Una biografia infarcita di espressioni dialettali napoletane, che rende davvero piacevole e avvincente la lettura.

Il libro, edito ad agosto 2023 per i tipi della Rizzoli, ha per titolo Vico dei miracoli. Vita oscura e tormentata del più grande pensatore italiano (pagine 240).

La vita di Giambattista, infatti, non fu per nulla facile. Di origini modeste, studiò da autodidatta sfruttando la bottega del padre libraio, e con tanta fatica divenne professore all’Università di Napoli. Dovette però arrabattarsi tutta la vita per mandare avanti la sua numerosa famiglia, che neanche comprendeva il suo “misterioso” sapere.

Quanto alla cultura del suo tempo, essa era impregnata di razionalismo cartesiano e di scetticismo, allora molto in voga fra i docenti universitari. Ma Giambattista Vico, fiero delle sue radici cattoliche, non ci sta. Scrive Veneziani: “Vico, come Dante, vuol collegare cielo e terra, storia e metafisica, mito e realtà.” (pag. 168).

Un mondo opposto – quello vichiano e quello della sua Napoli del ‘700 – al processo di secolarizzazione, che proprio nel suo secolo e soprattutto nell’Europa del nord iniziava a muovere i primi passi e che avrebbe condotto al primato assoluto della ragione, nel segno della predominante filosofia cartesiana; il razionalismo che poi ha come esito quella modernità laicista che prescinde – con veemenza – dalla Provvidenza. 

E invece il capolavoro di Giambattista Vico – La scienza nuova – in estrema sintesi è proprio “…  la storia delle idee umane, regolata dal senso comune e mossa dalla Provvidenza”. (pag. 171).

Per Vico, la storia degli uomini ha sia il prologo che l’epilogo in Cielo. In mezzo, fra questi due estremi, la storia va avanti e indietro tra ascese e cadute (corsi e ricorsi storici): “Ma non torna al passato, non cancella le esperienze accumulate. E’ un cammino a spirale, in cui ogni curva è analoga a quella corrispondente nel precedente giro, ma non è uguale. Una visione originale che concilia la visione pagana, classica, ciclica della storia, e la visione cristiana che vede la storia come un cammino verso l’infinito. La tradizione per Vico è necessaria se si vuole superare il passato e inverare il futuro.”

Così agli antichi che vedono la storia trascinata dal fato e ai moderni che invece l’abbandonano al caso, Vico oppone la mano di Dio, la materna Provvidenza: l’intelligenza divina opera nel mondo e ha disegni che non siamo in grado di cogliere. Come orientarci allora su questa terra?

Il senso comune è alla base del certo: “… è un giudizio senza riflessione, dice Vico, che però accomuna tutto un ordine, un popolo, una nazione, fino al genere umano. Il sentire comune, che le culture razionaliste del suo tempo volevano cancellare come segno di oscurantismo, è invece per Vico il fondamento della società e del mondo comune: l’idem sentire proviene dalla Provvidenza divina” (pag. 175).

E dalla religione proviene anche il fondamento di ogni società, che senza di essa va alla deriva e non è in grado di sussistere per troppo tempo.

Con il piglio del cantastorie e la precisione dello storico, Veneziani ci racconta in questo libro il pensiero e la vita tormentata di uno dei grandi filosofi della nostra tradizione.  Non possiamo estraniare – scrive ancora Veneziani – il pensiero di Vico dalla storia e dai luoghi in cui è stato concepito; è pensiero profondamente italiano, latino, mediterraneo, cattolico, meridionale, partenopeo.

Tutto scorre come in un romanzo, ma ogni dettaglio è veritiero: la nascita e l’infanzia travagliata; il lavoro di precettore; i primi passi accademici; le incredibili vicissitudini familiari; i rapporti con la Chiesa, i reali e la nobiltà; le opere incomprese; la vecchiaia, la morte e la farsa dei funerali ripetuti; la gloria postuma, che in questo libro si rinnova e si apre alla lettura di tutti.