PRODOTTI TIPICI E SALMO 104 (di Cosimo Galasso)

37

Complessivamente, il mediterraneo regala alle terre che si affacciano sulle sue rive un clima dolce in modo tale da offrire una serie di prodotti agricoli vari e nell’insieme completi. I frutti con la polpa sono ricchi di zuccheri e vitamine; i legumi forniscono proteine vegetali e il livello più alto è dato dalle colture mediterranee per antonomasia: olivo, grano e vite.

La vite cresce ovunque nella regione; per capire la sua importanza, fin dall’antichità, basta riferirsi al fatto che Cristo ha identificato Se stesso nel frutto della vite. Nell’antica Grecia aveva addirittura il valore di una moneta di scambio ed era barattato volentieri, ad esempio con il bestiame e, incredibilmente, con gli schiavi. Non minore fu la sua importanza ai tempi dell’Impero Romano; per sincerarsene, basta considerare la gran quantità di anfore – dette appunto “vinarie” -, che servivano per commerciarlo ad ogni angolo dell’Impero: tutt’oggi, è possibile reperirle, anche a basse profondità, nei luoghi da cui partivano le navi romane, come per esempio il porticciolo di Torre Guaceto (Brindisi).

Assieme alla vite, ricopriva un’importanza enorme l’olivo, il cui areale di distribuzione è fatto coincidere, in pratica, con la stessa regione mediterranea. L’olivo è un albero sacro sia per i greci sia per i romani; nei vangeli assume un ruolo centrale e l’olio, suo frutto naturale, oltre che per il nutrimento, è considerato un elemento santo. E’ la base essenziale di alcuni sacramenti-Confermazione e Unzione degli Infermi-, è bruciato nelle cappelle; gli antichi lo usavano come profumo, come unguento e per mille altre cose. Come nel caso delle anfore vinarie, l’enorme quantità di ritrovamenti di anfore “olearie”, testimonia, ugualmente, della sua importanza nell’antichità.

Quasi superfluo ricordare l’importanza dell’ultima coltivazione mediterranea, il grano: su tutti, basta ricordare il pane elemento essenziale per l’alimentazione dell’uomo di tutti i tempi. Il Cristo lo ha elevato, al pari del vino, al rango di elemento in cui identificarsi; è la base del sacramento più sacro ed importante per oltre un miliardo di cattolici: l’Eucaristia.

Quella che potremmo definire come la “Santissima Trinità” dei prodotti agricoli, costituiva assieme al pesce e alla carne la base alimentare dei contadini e dei pescatori che vivevano sulle rive del mare nostrum. In fondo, le cose non sono cambiate al tempo d’oggi; la riscoperta della cosiddetta dieta mediterranea, da parte dei moderni dietologi, come via per vivere meglio e più a lungo, sta lì a dimostrarlo. Pagine non meno significative ha espresso anche la cultura ebraica; infatti, nel salmo 104 -considerato sacro, ovviamente, anche da tutti i cristiani e definito come il “poema della creazione” – è celebrata la sapiente e premurosa provvidenza di Dio a tutte le sue creature. Perno di questa “provvidenza”, ovviamente, il “solito” trittico mediterraneo, ben rappresentato nella Palestina di quasi 25 secoli fa. Così il salmista, canta le lodi a Jahvè: ”Fai crescere il fieno per il bestiame, l’erba per la servitù dell’uomo perché dal suolo possa trarre il suo cibo: il vino che allieta il cuor dell’uomo, l’olio, che fa brillare il suo volto, il pane, che sostiene il suo vigore”.

Il biblista Angelo Lancellotti, riflettendo sul ruolo avuto da questi prodotti sulla vita del popolo ebraico, significativamente, ha scritto: ”Il salmista delinea un quadro idilliaco della vita dell’uomo sostentata dalla divina liberalità del Creatore; “vino”, “olio”, e “pane” è quanto basta al contadino palestinese per condurre un tenore di vita onorevole: “cuore” lieto, “volto”lucente, vigorosa tutta la persona”. Greco, Romano o Palestinese, distinti, distanti ma uniti da un mare che più che divisivo, ancora una volta, si è rivelato unitivo.