PUTIN: “IL MONTAGGIO” DELLA DISINFORMAZIONE

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C’era una volta il Montaggio, romanzo a sfondo tristemente politico di Vladimir Volkoff.

Sebbene romanzato, il libro racconta la straordinaria potenza della macchina propagandistica sovietica, capace di influenzare non solo i partiti occidentali “amici” (quelli di ispirazione socialcomunista), ma perfino quelli di centro e di destra. Non solo sapienti tecniche di disinformazione, ma accurata scelta e formazione in vitro di leader politici apparentemente ostili all’Unione Sovietica, ma in realtà segretamente legati a doppio filo ai diktat di Mosca, che può deciderne la vita o – più spesso – la morte.

Vladimir Putin conosce molto bene quelle raffinate tecniche, e forse non è un caso che oggi in molti ambienti della destra europea e statunitense quasi si faccia a gara nel sostenere la “grandezza etica” della Russia di fronte al decadente Occidente. Così questi commentatori inneggiano alle ragioni di Putin o, quanto meno, ritengono deplorevole aiutare l’Ucraina, che alla fine dovrebbe solo arrendersi e cedere spazi (quanti?) della propria sovranità.

Tali commentatori, direttamente o indirettamente, fanno quindi da cassa di risonanza alle sottigliezze della propaganda dell’onnipotente Presidente russo, così che la disinformazione originata da Mosca ha il potere di moltiplicarsi in alcuni oramai stereotipati luoghi comuni, che coinvolgono i commentatori tanto di destra quanto di sinistra. Ne passiamo in rassegna qualcuno.

Russi e Ucraini fanno parte della stessa nazione

E’ un falso, perché – solo per fare un esempio – Russi e Ucraini parlano una lingua simile ma diversa, e come noto la lingua è spesso fattore dirimente della nazionalità. Già sotto l’impero degli zar agli Ucraini era severamente proibito di esprimersi nella loro lingua e nella propria cultura nazionale. Scrive don Stefano Caprio: “Le tante repressioni russe nelle terre ucraine, di cui abbiamo ricordato solo alcuni passaggi, dovevano riflettersi anche nel lungo inverno sovietico.” (Cristianità, n. 413, pag. 38). Al di là della storia, negli ultimi 31 anni l’Ucraina è stata riconosciuta da tutto il mondo come Stato sovrano, libero e indipendente.

La colpa è anche della NATO, che estendendosi ad Est minaccia la Russia

E’ un falso, perché dopo la dissoluzione dell’U.R.S.S. furono soprattutto i nuovi leader democratici dell’Europa centrorientale a voler entrare non solo nell’Unione Europea, ma anche nella NATO, come ebbero a dire più volte Vaclav Havel e Lech Walesa, timorosi – già allora – di un rinnovato espansionismo russo. I medesimi Paesi centro-orientali poi (Baltici, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria, Moldavia, Romania, Bulgaria, Croazia, Slovenia) osteggiarono qualsiasi ipotesi inclusiva nei confronti della stessa Russia, da loro vista sempre con cauta diffidenza. Dall’altra parte, l’atteggiamento occidentale dinanzi al possibile ingresso di Ucraina e Georgia nella NATO è stato invece titubante ed attendista. Come del resto accade anche adesso dinanzi alle puntuali richieste di Svezia e Finlandia, con la NATO che cerca di mercanteggiare il sì di Erdogan, granitico alleato turco di Vladimir Putin… Così rispetto delle procedure e burocrazia nella NATO vengono prima di fantomatici scenari egemonici. In sintesi l’allargamento ad Est non è una delle cause dell’invasione, bensì la scusa e la giustificazione di un atto completamente illegale dal punto di vista del diritto internazionale, fondato sul disegno neo imperiale di Putin e sulla paura di un contagio democratico in Russia.

Putin e la Russia rappresentano un baluardo spirituale contro la decadenza morale dell’Occidente

E’ un falso, perché mentre in Russia esiste un regime autocratico, a senso unico, negli Stati Uniti e negli altri Paesi occidentali l’opinione pubblica è divisa tra chi sostiene l’aborto e le organizzazioni LGBTQ, e chi invece li combatte, come dimostrano le grandi Marce per la Vita. Putin sta cercando di limitare l’aborto in Russia non per considerazioni di ordine morale, ma perché è preoccupato dalla crisi demografica del Paese. In realtà egli, da buon comunista, si ispira alla “filosofia della prassi”, come in passato fece Stalin che durante la II guerra mondiale si riappacificò con il Patriarcato Ortodosso. La tesi secondo cui l’Occidente è in se stesso ontologicamente depravato è quella di Putin e del presidente cinese Xi Jinping. Essi non combattono la corruzione dell’Occidente, ma l’Occidente in se stesso. Allora, come correttamente ha chiosato qualcuno, è decisivo ad extra difendere ad oltranza l’Occidente, combattendo, ad intra, la sua degenerazione. 

Vladimir Putin non è comunista: il comunismo non esiste più

E’ un falso, perché se è vero che ancora la simbologia politica vale qualcosa, non si spiega lo sfoggio in Russia di simboli che rimandano direttamente al passato comunista: stelle rosse sulle guglie del Cremlino, falce e martello sugli aerei dell’Aeroflot, compagnia nazionale di volo, bandiere rosse con falce e martello in tutte le parate militari e sui carri armati che bombardano l’Ucraina, statue di Lenin che campeggiano in bella vista nella Transnistria, vera e propria colonia militare russa a ridosso della Moldavia… Lo stesso Putin inoltre non perde occasione di rievocare la grandezza sovietica, ponendosi come epigono di Joseph Stalin. Se tutto questo fosse solo “folklore”, perché allora scandalizzarsi per chi in Occidente accenna ad un saluto romano o, peggio ancora, disegna una svastica? Ma soprattutto l’assenza totale di democrazia all’interno della Russia e lo strapotere dell’apparato poliziesco sono il sintomo inequivocabile del perdurare del vecchio sistema ideologico, sia pure adeguato alla nuova situazione. Senza parlare  del determinante appoggio finanziario, commerciale e anche militare da parte del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese alle ambizioni russe.

2014: in Ucraina c’è stato un colpo di Stato organizzato da U.S.A. e NATO

E’ un falso, perché nel 2013 e nei primi mesi del 2014 si ebbero ampie e diffuse manifestazioni di popolo, a sostegno del Parlamento, che si era dichiarato favorevole all’ingresso nell’U.E.. Ma il 22 febbraio 2014 il presidente filo-russo Janukovic fuggì in Russia, e da qui invocò l’intervento armato dei Russi contro la propria Patria. Come scrive l’Associazione Memorial Italia nel volume “Ucraina, assedio alla democrazia”, “… mai si è visto nella storia un colpo di Stato compiuto da centinaia di migliaia di civili e senza la partecipazione di alcun gruppo di cospiratori provenienti dai servizi segreti o dalle forze armate… In realtà ci furono proteste di piazza che il presidente in carica cercò di reprimere nel sangue, per poi scappare dal Paese.”.

In Donbass c’è stato un genocidio

E’ un falso, perché nel 2014 soldati russi con uniformi non regolari e gruppi paramilitari russi penetrarono illegalmente nel Donbass. Da allora è iniziata una guerra strisciante che ha comportato migliaia di vittime da entrambe le parti, ma mai può parlarsi di genocidio da parte ucraina. Il genocidio infatti per sua natura presuppone la volontà di distruggere in tutto o in parte un gruppo etnico, nazionale o religioso in quanto tale. Le vittime del Donbass invece sono state vittime di guerra e – soprattutto – cadute su entrambi i fronti.

L’Ucraina ha un governo nazista

E’ un falso, perché la cartina di tornasole è il parlamento nazionale ucraino (Verchovna Rada), che poi esprime il governo. Ebbene, nell’attuale parlamento vi è un solo esponente dell’estrema destra politica, appartenente al partito “Svoboda”. Quanto all’estrema destra extraparlamentare, è indubbio che il movimento Pravyj Sektor (Settore destro) sia all’origine del battaglione Azov, inserito nella Guardia nazionale. Ma ciò è stato determinato dalla necessità di coinvolgere fin dal 2014 quante più forze possibili contro lo strapotere delle forze russe invasori. Così della Guardia nazionale fanno parte anche i volontari del Battaglione Donbass, che invece è di estrazione liberale. Da non dimenticare poi che alcuni esperti geopolitici, come lo storico Massimo Introvigne, hanno fatto notare come la presenza di elementi nazicomunisti all’interno delle forze paramilitari russe sia ben maggiore dei cosiddetti “nazisti” presenti nel battaglione Azov. Dunque l’accusa della propaganda russa secondo cui l’Ucraina sarebbe governata da nazisti, quando tra l’altro lo stesso Presidente Zelenskj è di origine ebraica, è semplicemente grottesca.

Russia e Ucraina sono entrambi Paesi non democratici

E’ un falso, perché in Ucraina – da quando nel 1991 si è avuta l’indipendenza dall’U.R.S.S. – si sono succeduti ben sette presidenti (alcuni filorussi altri no). In Russia Putin occupa posizioni di governo dall’estate del 1999, da quando, in agosto, divenne primo ministro. Poi sempre lui: dal 2000 è stato ininterrottamente presidente della Federazione russa, con la sola parentesi dal 2008 al 2012, quando per non infrangere la legge divenne nuovamente primo ministro, mentre la presidenza veniva affidata al suo delfino Medvedev. Dunque l’Ucraina è democratica, la Russia è autocratica. Lo stabilisce anche la principale organizzazione che controlla e monitora il grado di libertà e di democrazia nel mondo: Freedom House. Secondo tale organizzazione l’Ucraina ha un punteggio di 62 su un massimo di 100, mentre la Russia ha solo 19 su 100, ed è in fase di netto peggioramento.

 

 

 

 

 

 

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