IL TERRORISMO DELLA DENATALITA’ (Corriere del Giorno, 19 dicembre 2009, pag.30)

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L’enciclica di Benedetto XVI “Caritas in veritate” al paragrafo 44 affronta la tematica della crescita demografica. In particolare il pontefice nota come da tempo si faccia passare l’idea – scorretta – che la crescita demografica sia la causa prima del  sottosviluppo anche economico. L’esperienza insegna, invece, che grandi Nazioni sono uscite dalla miseria grazie al numero e alla capacità degli abitanti, mentre Nazioni floride sono andate in declino a causa della denatalità, che «…mette in crisi i sistemi di assistenza, ne aumenta i costi, contrae l’accantonamento di risparmio e di conseguenza le risorse finanziarie  necessarie agli investimenti, riduce la disponibilità di lavoratori qualificati, restringe il bacino dei “cervellia cui attingere per le necessità della Nazione» [paragrafo n.44].

Inoltre – aggiunge Benedetto XVI – le famiglie di piccola dimensione corrono il rischio di impoverire le relazioni sociali e di non garantire forme efficaci di solidarietà.

Anche l’Italia – ci ricordano le recenti indagini statistiche – è tuttora ben al di sotto della normale soglia riproduttiva e viaggia verso l’ invecchiamento della popolazione.

Oggi assistiamo al paradosso che mentre nelle regioni povere congiurano contro la vita gli alti tassi di mortalità infanti le, nei Paesi più sviluppati operano una legislazione e una mentalità contrarie alla vita: «…perdurano in varie parti del mondo pratiche di controllo demografico da parte dei governi, che spesso diffondono la contraccezione e giungono a imporre anche l’aborto. Nei Paesi economicamente più sviluppati, le legislazioni contrarie alla vita sono molto diffuse e hanno ormai condizionato il costume e la prassi, contribuendo a diffondere una mentalità antinatalista che spesso si cerca di trasmettere anche ad altri Stati come se fosse un progresso culturale. Alcune Organizzazioni non governative, poi, operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta nei Paesi poveri l’adozione della pratica della sterilizzazione, anche su donne inconsapevoli. Vi è inoltre il fondato sospetto che a volte gli stessi aiuti allo sviluppo vengano collegati a determinate politiche sanitarie implicanti di fatto l’imposizione di un forte controllo delle nascite. Preoccupanti sono altresì tanto le legislazioni che prevedono l’eutanasia quanto le pressioni di gruppi nazionali e internazionali che ne rivendicano il riconoscimento giuridico». [Caritas in veritate, paragrafo n.28].

Dunque – scrive il Papa – talune Organizzazioni non governative operano attivamente per promuovere nei Paesi poveri l’adozione di pratiche spacciate come “sanitarie”, ma che di fatto sono antinataliste: la contraccezione, l’aborto, la sterilizzazione. A questa campagna mondiale contro la vita non sono estranei neppure alcuni grandi organismi internazionali.

Di tale specifica tematica ci offre uno spaccato estremamente interessante il recente volume di Michel Schooyans, filosofo e teologo, nonché professore emerito all’Università di Lovanio, dove insegna filosofia politica ed etica delle questioni demografiche. Il libro è pubblicato dalle Edizioni Cantagalli di Siena e ha il titolo emblematico “Terrorismo dal volto umano”. La tesi sostenuta da Schooyans è tanto forte quanto documentata: un nuovo terrorismo – quello dei colletti bianchi – sta insidiando il mondo. Si è imposto nelle più grandi organizzazioni internazionali: Onu, Banca Mondiale, Fondo monetario internazionale, Organizzazione mondiale per la sanità (Oms)…

Questo terrorismo presenta un volto umano perché sembra onorare la persona nella misura in cui tali organizzazioni internazionali varano programmi finalizzati a ridurre la mortalità materna, quella infantile, le malattie sessualmente trasmissibili. Sono programmi finalizzati, in generale, a rendere accessibili al più grande numero di persone le cure di base in materia di sanità. Ma questi buoni propositi, scrive Schooyans, non bastano a nascondere il forte tenore ideologico – neomaltusiano – di certi documenti. Nel 2004, per esempio, l’Oms ha pubblicato un dossier strategico dal titolo Reproductive Health, generalmente tradotto in italiano con l’espressione “salute riproduttiva”. Si potrebbe credere che questa espressione voglia intendere le cure preventive e curative di cui la madre può disporre durante la gravidanza o durante il parto, così come le cure date in caso di sterilità o di malattie sessualmente trasmissibili. In realtà, nota Schooyans, “… l’espressione salute riproduttiva è un tipico prodotto dell’ingegneria verbale e abbraccia significati molteplici.  Se può rimandare alle cure che abbiamo citato, essa rimanda anche alla contraccezione, all’aborto senza rischio, a una certa educazione sessuale delle adolescenti, al cambiamento di leggi e mentalità” (pag. 76).

Secondo l’Autore siamo in presenza di un documento tipicamente maltusiano, e tutto converge verso la supposta necessità di controllare la crescita della popolazione nei Paesi poveri, tramite aborto e contraccezione di massa. In conformità con l’enciclica “Caritas in veritate”, Schooyans ricorda come in realtà non è mai stata dimostrata la necessità di un tale controllo per garantire lo sviluppo dei Paesi poveri.

Sulla stessa linea dell’Oms si pongono i documenti ufficiali degli altri grandi organismi ONU: l’UNFPA (United Nations Population Fund), l’UNICEF, l’UNAIDS (il programma delle Nazioni Unite contro l’aids), la Banca Mondiale…

Non a caso, proprio a motivo dell’appoggio dato dall’Unicef all’aborto, nel 1996 la santa Sede ha cancellato il suo contributo a tale organizzazione.

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