ZEMANLANDIA (di David Taglieri)

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Cinque anni fa l’esonero; in questi giorni Zdnek Zeman è tornato a trainare il progetto del Pescara: 4 marzo 2023, dopo un lustro il ritorno del boemo si sostanzia in un 2 a 2 con lo Juve Stabia all’Adriatico e con segnali incoraggianti, inquadrati dalla telecamera mentale di uno degli innovatori del calcio italiano.

Filosofia di gioco: il primo termine è l’azione intensa del pensiero che tenta di scoprire gli incantesimi, i segreti della realtà, i particolari delle esistenze e i dettagli del sapere. Per gioco consideriamo invece l’esercizio individuale o collettivo dedicato al passatempo o allo svago; ma anche competizione normata da regole dove la differenza è marcata e determinata dalle specifiche abilità.

Parentesi linguistica doverosa: Zeman ci ha sempre insegnato che non è importante vincere, forse nemmeno partecipare – per quieto vivere in un’ottica buonista – ma convincere! Con il gioco, con il divertimento, creando un’alchimia di giocate, estri, talenti individuali da coniugare in un’orchestra di squadra.

Nè somma, nè sommatoria, prodotto semmai di un agire comunitario e collettivo; lo sport è metafora della vita e in molti casi insegna, come scrive sul campo l’allenatore con i suoi schemi e la sua saggezza calcistica, che la prima regola è dare libero sfogo alla bellezza e all’estetica del calcio arioso ed offensivo.

Lo rammentiamo a Roma, versante biancoazzurro e giallorosso degli anni ‘90 anche con rammarico: in molti, nessuno escluso, lo abbiamo criticato, forti forse di una maggiore immaturità anagrafica, perchè pretendevamo il risultato…

Oggi la vita è diventata ‘il risultato’: senza se e senza ma.

Sul campo il boemo non perde mai occasione di dimostrare quanto contino, invece, il carattere, l’onestà, la volontà di far divertire gli spettatori e i giocatori stessi, il pubblico a casa e gli intenditori o meno di pallone.

Lo sport è cultura, bellezza, arte: “rifarsi gli occhi” anche se non si porteranno i tre punti a casa rappresenta un tentativo di andare controcorrente, e un appunto sull’agenda di tanti genitori che si azzuffano e si insultano per veder vincere i figli.

Frustrazioni da abolire, sport culturale da promuovere. La domanda che bisognerebbe fare ad ogni bambino a fine gara è: ti sei divertito? Ce l’hai messa tutta?

Dalla matematica al romantico umanesimo: vittoria con sacrificio, con l’abilità e l’ingegno del rischiare, perchè l’esistenza è anche un rischio. Non rischiando mai, si esce comunque sconfitti. Il calcio e lo sport devono tornare ad essere passione, esperimento, pericolo sul campo, alternarsi di sensazioni ed emozioni.

Spesso si sente dire in giro sulle persone, sui team o sulle aziende che è in atto una certa mentalità vincente. Ecco allora che la parola d’ordine è vittoria; a volte, a tutti i costi, anche se per farlo bisogna camminare sul cadavere del prossimo.

Convincere non porta punti, battendo l’avversario si portano a casa i 3 punti comunque.

Ma il discorso è filosofico, estetico, addirittura essenziale: restituire Bellezza è una grande sfida catartica, soprattutto in un periodo dove tutto il discorso sportivo ed esistenziale è consegnato ai numeri, alla matematica, al tornaconto.

Sconfitta, questa sconosciuta, vocabolo relativo che non deve mai essere pronunciato nella società attuale …

Zemanlandia ci fa comprendere il senso del sacrificio, del duro allenamento, della schifezza dell’uso di sostanze improprie per aumentare le prestazioni. Per vincere tutto e subito? A discapito del principio di onestà?

Anche questo è rischiare, correre il rischio, correre per incantare, perchè il gioco prima di tutto è tale, prima di tutto dovrebbe essere spettacolo, arte, Bellezza inutile. Oggi tutto deve essere collegato al concetto di utilità: per il presente del qui ed ora, coniugato nella sua versione più deleteria.

Ed invece lo scatto di una fotografia ci induce a pensare che in un momento si può ammirare un panorama senza secondi fini, senza ulteriori tornaconti.

Cultura della sconfitta, cultura dei vinti, tentativo di uscire da bieche logiche di mercato.

Poi c’è sempre la dura legge del gol, dicevano gli 883: ma la vita non è tutta liscia e almeno nello svago è bello concedersi un’evasione nel gioco, bello a prescindere dai punti conquistati.

Anche nello scorrere dei giorni, nella scelta e nella decisione è già contenuto un principio di incertezza. Ma non si può star fermi, è necessario ragionare e poi agire.

Un filo invisibile lega l’agonismo e la sua versione amatoriale alla Vita: non abbiamo parlato di sport in senso stretto ma di maestri, buoni maestri che ci possono portare sul percorso di un’intuizione trasgressiva: vivere incarna un’Idea grandiosa che va molto al di là di carriere, professioni, denaro e soddisfazioni più o meno momentanee.

L’esistenza merita Intensità, proprio come una bella azione di gioco.

(David Taglieri)