AIUTIAMO I CRISTIANI DEL PAKISTAN (di Federico Catani)

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Secondo il rapporto annuale della World Watch List 2024, redatto da Porte Aperte/Open Doors, il Pakistan si classifica come il settimo paese al mondo in cui essere cristiani è più pericoloso, subito dopo la Nigeria, rientrando nella Top 13 dei paesi dove i cristiani subiscono persecuzioni estreme.

Donne e ragazze, ogni giorno, escono di casa sapendo di correre il rischio di essere strappate via dalle loro famiglie, costrette a sposarsi contro la propria volontà, obbligate a tradire la loro fede per sopravvivere.

Anche gli uomini, in particolare giovani e ragazzi, vivono nel timore di essere accusati di blasfemia e subire conseguenze gravi, compreso il lavoro forzato e persino la morte.

I convertiti cristiani provenienti dall’islam, conosciuti come “muslim background believers”, sono particolarmente a rischio, costretti a nascondersi e a praticare la loro fede clandestinamente, sotto minaccia di persecuzione e morte.

Nel corso del 2023, secondo il rapporto di Open Doors, si è registrata un’escalation di attacchi alla libertà religiosa, culminata nei pogrom anticristiani di agosto a Jaranwala, scatenati da accuse infondate di profanazione del Corano. Le autorità pakistane hanno inasprito le leggi sulla blasfemia, utilizzate come pretesto per attaccare i cristiani, aumentando le pene previste per tali reati.

Eppure, nonostante tutto, la fede continua a brillare in quei cuori coraggiosi. Le chiese clandestine, luoghi di speranza e solidarietà, dove i fedeli si riuniscono nel silenzio, consapevoli del pericolo ma determinati a non rinunciare alla propria fede.

Ma quanti sono a conoscenza di questa terribile situazione? I media non ne parlano, la “grande” politica fa finta di nulla, il mondo tace. Non possiamo più restare il silenzio e so che anche tu sei d’accordo con me: tacere vuol dire renderci complici di queste orrende stragi.

Qui di seguito, voglio proporti una breve intervista con Shahid Mobeen, fondatore dell’associazione dei Pakistani Cristiani in Italia:

 

Come vengono perseguitati i cristiani in Pakistan?

“I cristiani in Pakistan vengono perseguitati, ma non ufficialmente. Per perseguitare i cristiani in maniera indiretta si utilizzano tre strumenti: in primo luogo, il largo abuso delle leggi sulla blasfemia; poi, i curricula scolastici, che prevedono l’insegnamento obbligatorio del Corano non solo nelle scuole islamiche, ma anche alle superiori e nelle Università infine, le conversioni forzate all’islam delle bimbe dai nove ai tredici anni, che vengono rapite, abusate e costrette al matrimonio islamico.”

 

A questo proposito, cosa può fare la Comunità Internazionale?

“Molto. Il contributo internazionale è determinante in molte situazioni, ad esempio nel recupero delle bambine rapite, violentate e costrette alla conversione e al matrimonio forzati. Noi pakistani cristiani chiediamo che la Comunità Internazionale intervenga per salvaguardare libertà religiosa, istruzione e sviluppo economico: in questo modo le persecuzioni religiose non si estinguerebbero, ma diminuirebbero notevolmente.”

 

E in Italia come vivono i pakistani cristiani?

“Purtroppo anche in Italia si riproduce l’odio religioso della madrepatria: basti pensare che spesso i richiedenti asilo cristiani si sentono giudicati dal traduttore di fede islamica, che spesso non descrive in modo coerente ciò che i richiedenti dicono.”

 

Vivere in Italia non predispone i pakistani musulmani ad una maggiore tolleranza verso i cristiani?

“Certamente no, ed il caso della povera Saman, uccisa dalla famiglia per aver rifiutato un matrimonio combinato, ne è una prova…”

 

È sconcertante osservare come le persecuzioni inflitte ai cristiani non siano confinate soltanto alle terre lontane del Pakistan, ma trovino inquietante riscontro anche nelle stesse strade e comunità italiane.