ALCUNI GIORNALISTI MUSULMANI (PIU’ CORAGGIOSI DEGLI OCCIDENTALI) CI METTONO IN GUARDIA

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Riprendiamo dal FOGLIO di oggi 06/09/2023, a pag. 2, l’analisi di Giulio Meotti:  “La legge sulla blasfemia non è una risposta ai roghi del Corano in Danimarca”.

A scriverlo, sul progressista Guardian, l’editorialista musulmano Kenan Malik, dopo che il governo danese ha annunciato una nuova legge che punirà i trasgressori del Corano con due anni di carcere. La questione è complessa, scrive Malik, perché da un lato c’è la libertà di religione e di parola e, dall’altro, la campagna anti islamica.

L’incendio di oggetti simbolici, siano essi libri o bandiere (in America protetto dal primo emendamento), fa parte da tempo della tradizione di protesta, “e in un’epoca in cui il diritto di protestare è continuamente limitato – anche all’interno delle democrazie liberali – non dovremmo farne a meno con leggerezza”.

Malik ricorda anche che i leader musulmani e organismi come l’Organizzazione per la cooperazione islamica sono altamente selettivi. Hanno scatenato la furia per l’incendio del Corano, ma hanno detto a malapena una parola sul destino di un milione di uiguri rinchiusi dalla Cina, molti dei quali torturati e uccisi.

Durante una visita in Cina, Mohammed bin Salman ha ripetuto a pappagallo la propaganda cinese. Molti paesi a maggioranza musulmana, tra cui Pakistan, Iran, Arabia Saudita, Turchia ed Egitto, hanno arrestato o estradato gli uiguri in Cina”.

Su Haaretz, il giornalista pachistano Kunwar Khuldune Shahid scrive: “Quando stati europei come la Danimarca soccombono alle pressioni violente affinché promulghino leggi che ‘proteggano’ il Corano, in realtà stanno abbracciando le leggi islamiche sulla blasfemia che stanno uccidendo i non musulmani in tutto il mondo”.

E ancora: “Ciò che la Danimarca intende fare è realizzare i sogni islamici, applicando effettivamente la sharia in Europa”.

Djemila Benhabib, fuggita in Belgio nel 1994 dall’Algeria della guerra civile, sul Point scrive che l’Europa non deve cedere ai ricatti islamici sul Corano: “La manipolazione degli stati musulmani e delle organizzazioni islamiste, la loro indignazione fabbricata, accuratamente orchestrata, sappiamo dove può portare. Soprattutto sotto il sole un po’ pallido delle nostre convinzioni dove censura e autocensura prendono sempre più piede. L’Organizzazione per la cooperazione islamica ci chiede di prendere le distanze dagli atti di ‘profanazione’ del Corano. La stessa ha dichiarato che l’autore dei Versi satanici è un ‘apostata’ e ha chiesto la messa al bando del suo libro nel 1989. Ciò significa che quando si tratta di rispetto per la libertà di espressione, è ben lungi dall’essere un modello. Al contrario in Mauritania, un paese poverissimo con 4,5 milioni di abitanti, la stragrande maggioranza dei quali musulmani, un candidato all’esame di maturità è stato arrestato per blasfemia. La ragazza di diciannove anni è detenuta nel carcere femminile di Nouakchott. In questo paese dove l’islam è religione di stato, la blasfemia è punibile con la morte. Dove sono quando le donne vengono dissanguate dai talebani in Afghanistan?Cosa fanno quando il regime di Teheran giustizia i minorenni?”.

Simile la posizione di Hamed Abdel Samad, sociologo tedesco di origine egiziana che vive sotto scorta, sulla Neue Zürcher Zeitung: “Nove anni fa, quando l’Isis infuriava in Iraq e in Siria, uccidendo migliaia di yazidi, cristiani e musulmani e costringendo milioni a fuggire sotto la bandiera del Profeta, nessun musulmano è sceso in piazza per manifestare. Nessun leader musulmano ha convocato una riunione di emergenza dell’Organizzazione per la cooperazione islamica. Se poche pagine di carta sono più importanti della vita di migliaia di persone, allora il problema non è lo stravagante che brucia il Corano”.

Per fortuna ci sono intellettuali islamici più coraggiosi degli struzzi occidentali.