“ANTICHITA’ GIUDAICHE” DI GIUSEPPE FLAVIO – LIBRO XVIII

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Lo storico ebreo Giuseppe Flavio nacque verso il 37-38 dopo Cristo, e cioè appena qualche anno dopo la morte in croce e la risurrezione al cielo del Signore.

Si chiamò “Flavio” perché acquisì la cittadinanza romana, dopo essersi arreso ai Romani al termine della ribellione giudaica ed essere stato loro prigioniero per diverso tempo. Non fu mai cristiano. I suoi scritti sono estremamente importanti dal punto di vista storico, poiché sono la principale fonte di informazioni che abbiamo sulla Giudea del I secolo. Le “Antichità Giudaiche”, in venti libri, sono la sua opera principale, in cui narra – in lingua greca – anche delle principali correnti religiose e politiche della Palestina. Giuseppe Flavio morì intorno all’anno 100. 

Nel Libro XVIII paragrafo 63, in qualità di storico di cose ebraiche, scrive: “… Allo stesso tempo, circa, visse Gesù, uomo saggio, se pure uno lo può chiamare uomo; poiché egli compì opere sorprendenti, e fu maestro di persone che accoglievano con piacere la verità. Egli conquistò molti Giudei e molti Greci. Egli era il Cristo.”. 

E nel Libro XVIII:64 racconta: “Quando Pilato udì che dai principali nostri uomini era accusato, lo condannò alla croce. Coloro che fin da principio lo avevano amato non cessarono di aderire a lui. Nel terzo giorno, apparve loro nuovamente vivo: perché i profeti di Dio avevano profetato queste e innumeri altre cose meravigliose su di lui. E fino ad oggi non è venuta meno la tribù di coloro che da lui sono detti Cristiani…”.