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ASIA BIBI, UNA TESTIMONIANZA EROICA (di Marco Invernizzi)

2 novembre 2018
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Asia Bibi

È veramente “buona” la notizia dell’assoluzione di Asia Bibi, la donna pakistana, sposa e madre di cinque figli, arrestata in Pakistan per violazione della legge sulla blasfemia nel giugno 2009 e condannata a morte il 7 novembre 2010. Secondo le poche informazioni trapelate, avrebbe difeso il cristianesimo da ingiuste accuse rivolte da alcune donne musulmane e per questo sarebbe stata aggredita insieme a due dei suoi figli e poi denunciata.

Adesso lo Stato pakistano deve proteggerla dai fondamentalisti che l’hanno “maledetta” e che vogliono ucciderla, come hanno fatto con due suoi difensori, il musulmano Salman Taseer (1944-2011), governatore del Punijab, la regione dove viveva Asia Bibi, e il cattolico Shahbaz Bhatti (1968-2011), allora ministro per le Minoranze e oggi Servo di Dio, entrambi assassinati.

Forse non ci siamo ancora resi conto di che cosa significhi per una donna, sposa e madre, rimanere nove anni in prigione per il fatto di essere cattolica. Eppure poco è stato fatto per lei, da parte degli Stati e dei media occidentali, in proporzione alla gravità dell’ingiustizia patita.

Ma la partita non è finita. Non soltanto Asia Bibi deve essere protetta (probabilmente si trasferirà all’estero), ma deve essere eliminata la causa del male che ha dovuto sopportare, cioè la legge sulla blasfemia che è una palese violazione della più elementare libertà religiosa.

Altri casi analoghi si sono verificati e si continueranno a verificare finché non verrà eliminata questa iniqua legge.

La liberazione di Asia Bibi avviene alla fine del mese di ottobre, dedicato dal Papa alla preghiera rivolta a Maria e a san Michele contro il diavolo, che minaccia l’unità della Chiesa.

Tutto questo in un momento difficile per la Sposa di Cristo, ferita all’interno da chi ormai non riconosce più neppure i Pontefici dichiarati santi perché canonizzati dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) e da chi invece continua una rovinosa interpretazione di quest’ultimo come una rottura radicale con il passato, che di fatto porta al disprezzo della Tradizione e di una parte della storia della Chiesa.

Persone “belle” ed eroiche come Asia Bibi continuano invece a ricordarci che la Chiesa è sempre più grande dei peccati dei cristiani, anche di quelli ignobili che colpiscono i minori, dei tradimenti dottrinali e della mancanza di carità dei suoi membri. La Chiesa continua nel mondo la propria opera missionaria, spesso nel silenzio e nella persecuzione, che in molti casi raggiunge livelli inauditi.

Chi ha pregato per Asia Bibi continui a farlo, perché venga protetta dalla Vergine con la sua famiglia, e perché la sua terra trovi finalmente la strada della libertà religiosa per tutti gli uomini e in particolare per i nostri fratelli nella fede cattolica.

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