ATTACCO AD ISRAELE, ATTACCO ALL’OCCIDENTE

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Premessa: Israele è un fazzoletto di terra nel cuore di un mare islamico dove, negli ultimi 70 anni, hanno trovato rifugio anche ebrei in fuga (scacciati) da paesi Arabi vicini e lontani.

Il violento attacco a sorpresa ad Israele, con centinaia di morti e di feriti, di civili rapiti e portati nei sotterranei di Gaza, con cellule dormienti di Hamas ancora presenti nel territorio ebraico, ripropone in maniera drammatica la prospettiva della guerra. Ci sarebbero almeno 750 “dispersi”, molti dei quali ostaggi nei cosiddetti Territori palestinesi.

E, come quasi sempre accade, nella guerra c’è un attaccante e un attaccato, un invasore e un invaso. Visione semplicistica? Sì, forse… ma la complessità degli avvenimenti umani e dei rancori storici non deve e non può cancellare questa verità elementare: c’è chi attacca e chi è attaccato.

Così è successo sabato fra Palestinesi e Israeliani; così è successo qualche settimana fa fra Azeri ed Armeni; così fra Russi ed Ucraini, tanto per rimanere ai nostri giorni.

Certamente i problemi sottostanti sono enormi e straordinariamente complessi, ma alla fine, gratta gratta, anche nei tempi più lontani ritroviamo storie di invasori e invasi. E dalla parte degli invasori c’è sicuramente l’Islam (al di là della buona fede di singoli fedeli musulmani), che fin dall’origine nasce mistico ma anche guerriero e armato per volontà del suo fondatore (chi ricorda le stragi di Ebrei a Medina ordinate da Maometto in persona?).

Anche l’imperialismo russo è di vecchia data, con le sue aspirazioni ad inglobare la Polonia e  i paesi circostanti e a raggiungere i mari “caldi”…

Se si prescinde da questa semplice (più che semplicistica) verità, allora ci sarà il pericolo di mettere per sempre fine al diritto internazionale, al diritto delle genti di essere considerate e aiutate contro le Autocrazie, che oggi si spartiscono il mondo e minacciano quel che resta del vituperato Occidente.