BRUXELLES CAPITALE DELL’EURABIA? LA “SALDATURA” FRA ISLAMISMO RADICALE E PENSIERO WOKE

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Dal sito alleanzacattolica.org proponiamo l’analisi di Renato Venruso: “Bruxelles, come più in generale il Belgio di cui è la capitale, presenta una struttura istituzionale complessa: è una città federale (la cd. regione di Bruxelles capitale) composta di 19 municipalità che sono dei veri e propri Comuni autonomi, ognuno con il proprio sindaco, la propria polizia e la propria autonomia pressoché in tutti gli ambiti della vita politica del quartiere.

Non può, quindi, stupire che il sindaco di St. Josse ten Noode, quartiere tutt’altro che periferico, posto a confine con quello europeo (dove sono situati i palazzi della UE -Unione Europea), abbia ritenuto il 16 aprile scorso di vietare a Claridge, sala per eventi vicina al Parlamento europeo (dove l’incontro era già stato spostato per due volte dai precedenti luoghi prescelti a causa dell’indisponibilità ad ospitarlo), la National Conservatism Conference, incontro politico organizzato da NatCon, conservatori nazionalisti, per asseriti motivi di ordine pubblico.

Il convegno, cui dovevano partecipare il Primo Ministro ungherese Orban e l’emerito polacco Morawiecki, il capo di ‘Reconquete’, il partito politico francese di Eric Zemmour (cui è stato fisicamente impedito dalla polizia l’accesso alla sala) ed il capogruppo di FdI – Fratelli d’Italia all’europarlamento, Nicola Procaccini, si è poi tenuto il giorno seguente, perché durante la notte successiva il Consiglio di Stato del Belgio ha, in accoglimento del ricorso degli organizzatori, dichiarato incostituzionale l’ordinanza sindacale in quanto esorbitante i poteri della municipalità, che non possono giungere ad impedire l’esercizio della libertà di associazione e di parola, ma solo garantirne la fruizione attraverso i debiti presidi di polizia locale: «l’articolo 26 della Costituzione [del Belgio] garantisce a tutti il diritto di riunirsi pacificamente», sebbene il sindaco abbia il potere di emettere ordinanze di polizia in caso di «grave disturbo della quiete pubblica o altri eventi imprevisti».

La notizia, che ha suscitato l’intervento di censura del Presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni e, quindi, in assonanza, anche del premier belga Alexander De Croo, ha ricevuto ampia diffusione in Gran Bretagna (anche per la presenza all’incontro di Nigel Farage, l’artefice della BREXIT) e, quindi, sui media anglossassoni, compresi quelli d’oltreoceano, mentre, di fatto, è stata sottaciuta da tutti i giornali principali in Italia e riportata solo sulla piattaforma in streaming di SKY Italia. Se ne è avuta eco soltanto su alcuni siti di ambito conservatore, come Nazione Futura (co-organizzatrice dell’evento, insieme alla Edmund Burke Foundation).

Le uniche voci che ne hanno parlato ampiamente, il Post e Euronews, lo hanno fatto soprattutto  per dare risalto all’opinione di Dave Sinardet, professore di scienze politiche all’Università Libera di Bruxelles: «Questa azione può essere considerata come qualcosa che può aiutare l’estrema destra piuttosto che destabilizzarla, perché ovviamente sappiamo che l’estrema destra porta avanti un discorso di vittimizzazione. Sostengono sempre che l’establishment vuole impedire loro di dire ciò che pensano» (sic!). «“Nella parte francofona del Belgio, dice il professore, esiste un “cordone mediatico”, per cui i rappresentanti della destra radicale non hanno spazio nei media tradizionali», conclude Euronews.

La ragione di tale rimozione, maldestramente evocativa della cancel culture ormai presente anche in Italia, può essere legata alla circostanza che la censura contro le ‘destre’ non fa notizia, diversamente dalla asserita ‘okkupazione’ meloniana della RAI. Il desiderio di censura va forse ricercato, piuttosto, nel cuore di Bruxelles.

Il sindaco di St. Josse è Emir Kir, di etnia turca, esponente del Partito Socialista, ininterrottamente eletto da 11 anni da una popolazione a maggioranza islamica, nonostante abbia dovuto, durante il suo primo mandato, rispondere ad una formale contestazione, interna al suo stesso partito, a causa del suo interloquire con il gruppo dei cd. Lupi Grigi, organizzazione terroristica turca già assurta agli onori della cronaca per avere negato il genocidio degli armeni da parte dei Giovani Turchi durante la Prima guerra mondiale e soprattutto per essere stata la sigla sotto la quale Mehmet Ali Agca attentò alla vita di san Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981.

Kir, lo stesso 16 aprile, ha dato una interpretazione autentica del suo divieto. In un post sui suoi profili social ha dichiarato infatti apertamente che «l’estrema destra non è benvenuta».

Questa espressione di odio ideologico suona ancora più pericolosamente eversiva sulla bocca di un esponente di quella presenza islamica che è ormai così tanto radicata e forte all’interno dell’Europa da non nascondere l’evidente saldatura fra islamismo radicale (come nel caso della manifestazione di Muslim Interactive sabato 27 aprile ad Amburgo, in Germania, inneggiante al califfato ed alla introduzione della sharia) e pensiero woke, di cui le proteste, studentesche e non, pro Palestine sono la più sconcertante espressione.

La piazza principale di St. Josse, su cui prospetta l’omonima chiesa neoclassica (v. foto), è connotata, da un lato, dalle brasserie in cui è possibile bere le migliori birre belghe, frutto – tra i molti – della benefica azione dei monaci benedettini che hanno fatto l’Europa, e dall’altro dalla presenza di uomini in caffettano e donne velate, che vivono sugli scaloni della chiesa, ormai quasi sempre chiusa e poco frequentata.

Questa immagine, meglio di tanti discorsi, restituisce il senso vero della domanda: Bruxelles, capitale d’Europa o – per usare la felicemente tragica locuzione di Oriana Fallaci – dell’Eurabia?