CRISTIANOFOBIA: E L’EUROPA CHE FA?

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Riportiamo di seguito lo stralcio di un recente articolo di di Silvio Della Valle (Osservatorio sulla Cristianofobia):  “In Italia, possiamo uscire di casa e scegliere di entrare in una qualsiasi chiesa per pregare. Non è per tutti così semplice. Non è affatto un’abitudine ovvia.

In pillole, leggerai una serie di notizie esemplificative – ma per nulla esaustive (purtroppo!) – che riportano la sofferenza dei cristiani nei Paesi persecutori:

*** Cina. Chiese rase al suolo e fedeli arrestati perché non aderiscono all’Associazione Patriottica o perché ricorrono al web pur di pregare. Bitter news

*** India. Vandalizzate le abitazioni dei cristiani che si sono rifiutati di adorare gli idoli della religione tribale Sarna. Vatican News

*** India. Estremisti Hindu rasano i cristiani colpevoli di aver mangiato carne di mucca. Christian Post

*** Pakistan. Il Tribunale legittima il rapimento, la conversione forzata e il matrimonio di una quattordicenne cristiana, che è quindi costretta a tornare dal musulmano che l’aveva rapita. Christian Post

*** Laos. Cristiani arrestati e costretti ad abiurare, perché aderire ai principi cristiani significa tradire la comunità. Open Doors

*** Egitto. Musulmani fondamentalisti rapiscono ragazze della minoranza copta da convertire e sposare: è la “jihad del grembo materno”. Tempi

*** Eritrea. Ai cristiani che fuggono dalle persecuzioni è impedito l’accesso ai campi di accoglienza e ad altri sistemi di sostegno delle Nazioni Unite. Release International

*** Nigeria. Musulmani continuano l’assalto incontrollato a villaggi cristiani, uccidendo e sequestrando soprattutto bambini Morning Star news

*** Etiopia. In pochi mesi, da giugno, oltre 500 cristiani massacrati durante implacabili rappresaglie porta a porta, nella regione di Oromia. Barnabas Fund

Questi sono solo alcuni degli episodi drammatici di persecuzione e sofferenza vissuti dai cristiani. In molti Paesi, la legge non solo non tutela i diritti minimi, ma legittima pratiche di totale abuso.

E’ il caso del Pakistan, dove il 21% delle minorenni contrae matrimonio, non di certo per amore del proprio rapitore.

In questo clima di privazioni e umiliazione, l’Europa cosa fa?