CRISTOFORO COLOMBO IL NOBILE: L’EPOPEA TRANSOCEANICA DELL’ULTIMO CAVALIERE MEDIEVALE

662

Pubblicato dalla casa editrice D’Ettoris Editori, nell’ambito di una collana di studi storici sull’Europa diretta da Oscar Sanguinetti, “Cristoforo Colombo il Nobile” (2021) è, in prima battuta, un tentativo di risalire storicamente alle radici nobiliari del grande navigatore.

E infatti cosa conoscete di Cristoforo Colombo, ci si chiede nella seconda di copertina: lo scopritore dell’America, acclamato e odiato (oggi come allora), è noto ai più come una specie di eroe romantico, un mozzo che “si è fatto da sé” e che da oscuro plebeo è diventato l’uomo più famoso della sua epoca. Possibile?

No. Questo libro entra a gamba tesa nella diatriba colombiana, sostenendo una tesi coraggiosa: le travagliate vicende legali dei suoi discendenti insieme ai più recenti e fondamentali ritrovamenti d’archivio dimostrano in maniera chiara che il grande navigatore era un cavaliere cristiano di nobili natali.

La sua famiglia era quella dei Colombo di Cuccaro, importante dinastia del Marchesato di Monferrato, con strettissimi legami con la Liguria. Un Colombo nobile, imparentato con le più blasonate famiglie della Repubblica di Genova e con alcune dinastie regnanti permette di comprendere meglio tutta la sua incredibile vicenda terrena, ma non solo: questo Colombo, ben più credibile del povero marinaio, che ebbe la rarissima fortuna di servire due sovrani e che scoprì uno sconfinato continente per errore, aiuta a comprendere meglio anche la vera posta in gioco delle esplorazioni atlantiche.

Il libro, basandosi su precisi riferimenti documentali, è debitore degli studi ventennali del Centro Studi Colombiani Monferrini, che, dopo inesauste ricerche in decine di polverosi archivi, è giunto a un probabile identikit del più celebre navigatore della storia.

Ma non farebbe giustizia all’Autore Giorgio Enrico Cavallo – ridurre il volume ad una sia pur ben riuscita ricostruzione delle origini nobiliari e genealogiche dell’Ammiraglio dell’oceano.

Il testo, infatti, è un avvincente spaccato delle storie del tempo, un tempo diviso fra le vestigia del Medio Evo oramai al tramonto e l’alba del “mondo nuovo”, di cui l’America fu la tangibile icona.

In questa dicotomia si pongono le aspirazioni evangeliche ed evangelizzatrici della Regina Isabella e dello stesso Colombo, ancora interiormente legati al concetto di Crociata contro il pericolo islamico che incombeva in Oriente e nella medesima Europa. Anche la nuova via delle Indie e le ricchezze favoleggiate dovevano infatti servire, nelle intenzioni, allo scopo della difesa dal Turco oppressore.

Sappiamo che le passioni umane e la cupidigia di tanti avventurieri che accompagnarono Colombo finirono con il guastare l’impresa, e che l’evangelizzazione delle nuove genti incontrate nei Caraibi passò talora in secondo piano rispetto a prepotenze e soprusi.

Non che a quelle latitudini si trovasse l’innocenza del “paradiso in terra”, come successivamente favoleggiò tanta cultura illuminista e oggi “indigenista”: le tribù indiane erano spesso in lotta fra loro, e soprattutto dovevano guardarsi dal cannibalismo, piuttosto diffuso fra quegli amerindi che praticavano i sacrifici umani.

Tale realtà sconvolse profondamente molti europei – talora avventurieri – al seguito di Cristoforo Colombo, che non ebbero tutti la sua medesima nobiltà d’animo, e non obbedirono agli insegnamenti dei sovrani spagnoli e dello stesso Colombo finalizzati alla tutela dei nativi.

Il libro di Giorgio Enrico Cavallo sfata poi un altro mito della storiografia illuminista e progressista: quello dell’oscurantismo medievale in merito alla sfericità della terra. Se chierici e principi non avessero ritenuto del tutto possibile la teoria della sfericità del pianeta, giammai il proposito di Colombo si sarebbe potuto realizzare.