DRONI IRANIANI PER INCENDIARE KIEV

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Dall’Agenzia Sir del 18 Ottobre 2022 riportiamo la testimonianza in diretta del Nunzio Apostolico a Kiev: “Bombardano continuamente anche in questi minuti. Ci sono tanti droni che stanno attaccando Kiev e le autorità stanno dicendo di non uscire in città. Questa mattina anche mentre celebravamo la messa in nunziatura, si sentivano chiaramente questi droni che si avvicinavano. Fa effetto celebrare l’Eucaristia e sentire i droni che si stanno avvicinando, e pregare già per le vittime che probabilmente ci saranno alcuni secondi più tardi; dopo alcuni attimi si sentono le esplosioni (alcune sono avvenute a circa 1 chilometro di distanza), e supplicare di nuovo il Signore perché accolga tra le sue braccia i caduti”.

E’ la testimonianza drammatica da Kiev che il nunzio apostolico in Ucraina Mons. Visvaldas Kulbokas, raggiunto telefonicamente dal Sir, racconta in diretta mentre la Russia ha lanciato oggi il suo primo attacco in assoluto contro la Capitale ucraina utilizzando droni kamikaze Shahed-136 di fabbricazione iraniana.

“Abbiamo avvertito chiaramente questo suono tipico che emettono i droni mentre si avvicinano. Sono come motori di bassa frequenza. Dopo questo suono, passano due e tre secondi e c’è l’esplosione e sai già che qualcuno morirà. E tutto avviene in diretta. Mentre celebravo l’Eucarestia, pregavo personalmente per loro”.

Il nunzio spiega che il drone lancia bombe di circa 35 chilogrammi e quindi “sono esplosioni importanti. Ci sono anche tanti tentativi, da parte della difesa, di abbatterli. Alcuni per fortuna vengono abbattuti. Altri arrivano e bombardano.

E’ chiaro che prendono di mira edifici appartenenti a infrastrutture importanti. Tuttavia ogni attacco di fatto comporta anche esplosioni e incendi nelle case private”.

“Un’ora fa – prosegue mons. Kulbokas – a distanza di un chilometro dalla nunziatura, uno dei droni ha colpito un condominio. C’è fumo dappertutto. Ogni esplosione è spaventosa come dimensione. Il fuoco si espande dall’edificio colpito ai dintorni. Si parla di persone che stavano nel rifugio. Stanno cercando di trarli in salvo. Speriamo che non ci siano vittime o almeno che non ci siano troppe vittime”.

Nonostante gli attacchi siano diventati “frequenti e ripetitivi”, “per gli ucraini è meglio perdere la vita che non vivere sotto un regime che distrugge e si basa sulla violenza, sulla ingiustizia e sulla menzogna”, racconta il nunzio, che da Kiev osserva: “Le lancette della pace non erano mai andate avanti. Sono rimaste ferme”. E aggiunge: “I cristiani non sono uniti nel contrastare la guerra. Le Nazioni Uniti e gli organismi internazionali si rivelano incapaci di prendere decisioni che favoriscono la pace. Quindi, in tutto il Paese, da Kiev, a Odessa, da Kharkiv a Zaporizhzhia e Mykolayiv, siamo in una condizione in cui ogni attimo potrebbe essere l’ultimo momento di vita.  Bisogna quindi essere pronti per la vita eterna”.

“E’ una situazione psicologicamente difficile”, prosegue il nunzio, “ma questa è la realtà che stiamo vivendo. Mi viene in mente la preghiera di Mosè che abbiamo letto nelle letture bibliche di ieri, il quale ha pregato per il suo popolo supplicando il Signore di proteggerlo. Un’azione unita tra Mosè che prega e il popolo che fa il suo dovere e si difende.

La preghiera – come poi diceva Gesù sempre nel Vangelo di ieri – deve essere insistente, costante e fiduciosa. Questo punto è fondamentale per me. È questo il nostro compito: bussare, bussare, pregare senza fermarsi, finché il Signore ci concederà la pace. Ma finché si possa arrivare alla pace, ci vuole anche la conversione dei cuori. E in questo caso, la conversione di chi ha lanciato questa aggressione.

Sappiamo che si tratta però di una speranza molto difficile e lontana ma sappiamo anche che il Signore è il Signore di tutti e quindi a Lui nulla è impossibile”.”

 

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