ESTONIA: VIA LA STATUA SOVIETICA, MA MOSCA NON CI STA (L’Ora del Salento, 5 maggio 2007, pag.11)

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estonia.gif OSSERVATORIO GEO-POLITICO
a cura di Roberto Cavallo

Da Bruxelles l’Unione Europea ha espresso tutta la sua preoccupazione per i disordini che alla fine del mese di aprile hanno sconvolto l’Estonia.
Piccola repubblica baltica nell’estremo nord dell’Europa, al confine con la Lettonia e con la Russia, dopo l’implosione dell’U.R.S.S., avvenuta nel 1991, l’Estonia al pari delle altre repubbliche ex sovietiche riacquistò in pieno la propria indipendenza. Su un milione e trecentomila abitanti, quasi il 30% è di origine russa, frutto della vecchia politica demografica sovietica che disseminava in tutte le repubbliche l’elemento russofono, a maggiore garanzia dell’unità dell’impero.
Ma dopo il periodo tranquillo della presidenza Eltsin, deceduto lo scorso 23 aprile, e i primi anni di quella Putin, adesso anche l’Estonia entra nel “giro di vite” della nuova politica “putiniana”. Dopo la durissima guerra condotta nella piccola Cecenia, dopo i ricatti energetici a quasi tutte le ex repubbliche non completamente allineate con Mosca (Georgia, Moldavia, Ucraina, e perfino Bielorussia) adesso è la volta dell’Estonia. Casus belli la decisione del governo di centro-destra di Tallin di rimuovere la statua di bronzo al “Milite liberatore” dell’ Armata rossa, per decenni odioso simbolo per tutta la popo

lazione estone del passato dominio sovietico. La decisione non soltanto ha innescato a Mosca un vero e proprio piano di boicottaggio dell’Estonia, con assedio dell’ ambasciata e minacce di rottura delle relazioni diplomatiche, ma ha scatenato nel paese baltico incidenti di piazza – promossi dalla minoranza russa – con una vittima, decine di feriti e centinaia di negozi saccheggiati. L’Estonia, che da tre anni è parte integrante dell’Unione Europea, teme il ritorno ad un’indipendenza a sovranità limitata.

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