IL MEDIOEVO E L’ANIMA DELLE DONNE: COME SI COSTRUISCE UN FALSO STORICO (L’Ora del Salento, 12 giugno 2010, pag. 11)

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donna nel medioevo Nel XVII secolo il calvinista Pierre Bayle nel suo “Dizionario storico e critico” sostenne che alcuni vescovi cattolici dei primi secoli avevano negato che le donne avessero l’anima.

Questa “scoperta storica”, con alterne modalità, è giunta sino ad oggi e ogni tanto viene tirata fuori anche dagli odierni denigratori del cattolicesimo per ribadire quanto la Chiesa dei primi tempi sia stata fortemente misogina.

Ma era davvero così?

In realtà al II concilio di Macon, nel 585 d.C., un vescovo partecipò ai suoi confratelli che secondo lui “la donna non poteva essere chiamata uomo”. Un problema di ordine esclusivamente terminologico, visto che l’evoluzione del latino parlato tendeva ormai ad assimilare “homo” (l’essere umano in generale) a “vir” (essere umano di sesso maschile). Il vescovo proponeva dunque di non indicare la donna con il termine “homo”, perché nel linguaggio parlato quella parola ormai stava a significare “maschio” (al posto del desueto “vir”).  La proposta comunque non fu accolta e, anche in omaggio al buon latino, il concilio affermò che il termine “homo” potesse andar bene anche per indicare la donna. Se vogliamo una questione da niente, una bagatella, insomma, che però fu ripresa ad arte per dire che “la Chiesa nel Medio Evo insegnava che la donna è priva dell’anima”.

Ci racconta tale incredibile episodio di pura falsificazione storica il giornalista e scrittore Francesco Agnoli, collaboratore di Radio Maria e della rivista “il Timone”, nel suo recente libro “Indagine sul cristianesimo. Come si costruisce una civiltà” (Ed. Piemme, 2010, Milano, pagg. 279).

A smentire questo e altri simili falsi storici, Agnoli nel suo volume ricorda che una delle grandi novità storicamente rilevabili apportate dal cristianesimo riguarda proprio la concezione della donna: “Assolutamente secondaria e marginale, relegata nelle sue stanze, nel mondo greco; sotto perpetua tutela dell’uomo, padre e marito, quasi un oggetto, nel mondo romano; ostaggio della forza maschile presso i popoli germanici; passibile di ripudio e giuridicamente inferiore nel mondo ebraico; vittima di infinite abusi e violenze, compreso l’infanticidio, in Cina e India; forma inferiore di reincarnazione nell’induismo tradizionale; sottoposta alla poligamia, umiliante affermazione della sua inferiorità, nel mondo islamico e animista; vittima presso diverse culture di vere e proprie mutilazioni fisiche; sottoposta al ripudio del maschio in tutte le culture antiche, la donna diventa col cristianesimo creatura di Dio, al pari dell’uomo.” (pagg. 42-43).

Quali furono le conseguenze, storicamente parlando, di questa nuova concezione della donna ? Ne parleremo la prossima volta.