IRAN: GLI AYATOLLAH E IL CROCEVIA DEL MALE

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Riprendiamo da La Repubblica del 21/10/2023, a pag.35, con il titolo “Il fronte iraniano” il commento di Gianni Vernetti:

“«La storia ci ha insegnato che quando i terroristi non pagano un prezzo per il terrore e quando i dittatori non pagano un prezzo per le loro aggressioni, il risultato sarò soltanto più morte e più caos».

Ha iniziato così il suo discorso alla nazione Joe Biden, il primo presidente della storia americana ad essersi recato, a distanza di pochi mesi, in due zone di guerra senza la presenza sul campo dell’esercito statunitense. La portata della sfida è chiara: Ucraina e Israele vanno difesi dalla comunità delle democrazie di fronte a due potenze che ne vogliono negare il diritto ad esistere.

Per il presidente Biden l’attacco senza precedenti di Hamas del 7 ottobre, con l’immane massacro di civili israeliani e gli oltre duecento rapiti nella Striscia di Gaza, fa eco con i venti mesi di guerra, tragedie e brutalità inflitte al popolo ucraino: le torture, lo stupro come arma di guerra, le migliaia di bambini ucraini rapiti e portati in Russia. «Hamas e Putin sono minacce diverse, ma hanno molto in comune: vogliono annientare le democrazie a loro vicine».

Nelle ore in cui Biden pronunciava il suo discorso dalla Sala Ovale, partiva un primo attacco coordinato da parte di tutti i proxies di Teheran in Medio Oriente contro Israele e obiettivi americani, a dimostrazione di come l’Iran stia puntando ad un ampliamento del conflitto su scala regionale. Il progetto di Teheran contro Israele non è nato certo il 7 ottobre, ma è strutturale e di lunga durata, ha rappresentato la stella polare del regime degli Ayatollah e dei guardiani della rivoluzione negli ultimi trent’anni ed è fondato sostanzialmente su due pilastri: raggiungere lo status di potenza nucleare ed esportare nella regione il cosiddetto “modello Hezbollah”, con la creazione di entità “quasi statuali” all’interno degli Stati che ospitano una minoranza sciita o con il sostegno a gruppi terroristi in diretto contrasto con Israele, come la sunnita Hamas.

Lungo il corridoio della “mezzaluna sciita” fra l’Iran, il Nord dell’Iraq, la Siria e il Libano sono così state promosse realtà regionali con il sostegno politico, finanziario e militare di Teheran, oggi pronte ad essere mobilitate contro Israele e l’Occidente.

Hezbollah nel Sud del Libano; Hamas nella Striscia di Gaza; le milizie sciite di Hashd al-Shaabi in Iraq; le milizie Houthi nel Nord dello Yemen; il sostegno russo-iraniano al regime di Assad e la creazione delle milizie degli Hezbollah in Siria, rappresentano l’ossatura del progetto rivoluzionario guidato dalle brigate Al Quds (“Il sacro”, come gli arabi chiamano Gerusalemme), l’unità delle guardie rivoluzionarie che ha il compito di armare e finanziare il network globale degli amici e alleati dell’Iran.

La simultaneità degli attacchi dell’altra notte conferma la regia iraniana. Il lancio di missili dal Sud del Libano verso le comunità della Galilea, l’attacco delle milizie di Ansar Allah (Houthi) dallo Yemen contro Israele e le navi Usa nel golfo, i missili lanciati contro le basi militari dei ribelli siriani sostenuti dagli Usa ad Al Tanf al confine fra Siria e Giordania e contro le basi Usa in Iraq, sono tutte coordinate fra loro e realizzate da quel cosiddetto “Asse della Resistenza” che fa capo a Teheran.

Ma ora il teatro di esportazione del terrore e dell’instabilità non si è fermato soltanto al Medio Oriente.

L’Iran è il principale fornitore di armi della Russia e ogni notte i droni Shahed fabbricati vicino a Teheran mietono vittime fra la popolazione civile ucrainaL’arsenale bellico di Hezbollah e Hamas è sostenuto dalla efficiente triangolazione fra Corea del Nord e Iran, come dimostrano i reperti bellici nordcoreani trovati dall’esercito di Israele nelle mani dei miliziani di Hamas.

E sempre Pyongyang ha inviato oltre ottomila tonnellate di armamenti alla Russia, dalla Corea del Nord lungo la Transiberiana, che stanno raggiungendo il fronte con l’Ucraina, con il beneplacito di Pechino. Ma accanto al nuovo impegno militare dell’Occidente in Ucraina e in Medio Oriente per sostenere le democrazie minacciate di Kiev e Gerusalemme, è necessario riprendere anche un cammino per favorire il cambio di regime nelle dittature più pericolose del pianeta. In tal senso bene ha fatto il Parlamento Europeo a conferire il Premio Sacharov 2023 a Mahsa Amini e alle donne iraniane del movimento “donna, vita e libertà” ed è giunto il momento di aumentare il sostegno a quei giovani iraniani che avevano colto prima di tutti la tragedia che ora stiamo vivendo, gridando nelle piazze del Paese: «No Gaza, No Libano, No Siria, la mia vita per l’Iran». Come ha ben colto il presidente Biden: «Non possiamo permettere e non permetteremo che terroristi come Hamas e tiranni come Putin possano vincere».”.