“L’AUTODISTRUZIONE DELL’OCCIDENTE”. IL NUOVO LIBRO DI EUGENIO CAPOZZI

127

Eugenio Capozzi, docente universitario, politologo e scrittore, per le Edizioni Historica Giubilei Regnani pubblica il suo nuovo libro: “L’autodistruzione dell’Occidente. Dall’umanesimo cristiano alla dittatura del relativismo”.

L’Autore evidenzia come il “nuovo umanesimo“, invocato sempre più spesso da molti esponenti delle élites politiche e culturali occidentali, tradisce in realtà non la ripresa ma piuttosto il rifiuto di quella concezione dell’uomo come animale razionale e libero che sta alla base dei diritti individuali, della democrazia, e che è stata costruita nell’incontro tra cultura greca, romana, ebraica, celtico-germanica e soprattutto attraverso la novità cristiana.

Nella storia della nostra civiltà, infatti, esiste un solo umanesimo, che ne incarna il baricentro culturale: l’idea ebraica e poi cristiana dell’uomo come esse­re creato da Dio a propria immagine e somiglian­za. Un’idea alla luce della quale ogni individuo uma­no rappresenta un essere unico, irripetibile, alla cui salvaguardia ogni istituzione, norma, potere, forza umana devono essere finalizzate, e dinanzi al quale devono arrestarsi.

Ma il culto della potenza, lo scientismo e le ideologie hanno corroso nel tempo l’umanesimo occidentale fino a dissolverlo in un relativismo radicale, transumano e postumano. Un relativismo che lascia il mondo globalizzato privo di un tessuto etico-politico comune.

La crescente influenza di questo atteggiamento negativo sulle élites intellettuali, politiche, economiche occidentali – fino alla sua definizione come una vera e propria ideologia egemone – è quella che l’allora cardinale Joseph Ratzinger, in procinto di divenire papa Benedetto XVI, nel 2005 chiamò la “dittatura del relativismo”: una dottrina “che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie…”.

Lo stesso Ratzinger, in una riflessione dell’anno precedente, aveva identificato il punto cruciale in questa svolta culturale consistente nell’abbandono del nucleo fondante della propria civiltà: “C’è qui un odio di sé dell’Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l’Occidente tenta sì in maniera lodevole di aprirsi pie­no di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua storia vede ormai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro.”.

Eppure, verrebbe da dire, di cose grandi e pure l’Occidente cristiano nel corso della sua storia ne ha fatte davvero a migliaia…

Non c’è dubbio che tale atteggiamento autodistruttivo può essere combattuto soltanto con una consapevole riconnessione della civiltà occidentale alle proprie radici.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui