PAKISTAN: STOP KILLING INNOCENT CHRISTIANS

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La Commissione nazionale “Giustizia e Pace” (NCJP) della Conferenza episcopale cattolica del Pakistan nel mese di maggio 2019 ha denunciato la profanazione di croci sulle tombe in un villaggio cristiano (Antonioabad) vicino alla città di Okara, con le croci di 40 tombe devastate. Inoltre il 14 maggio Javed Masih, un cristiano di 36 anni, è stato ucciso dal suo datore di lavoro musulmano nel villaggio Chak, vicino a Faisalabad. Ha subito discriminazione religiosa per mano del suo capo musulmano e dei suoi amici, soltanto perché aveva deciso di cambiare il suo lavoro.

Il 27 maggio 2019 un medico indù, Ramesh Kumar, è stato accusato di presunta blasfemia dopo che un uomo sosteneva di aver fornito medicine avvolte in carta che, a suo dire, “… aveva stampati versetti del Corano”. Il medico è stato preso in custodia dalla polizia perché non fosse linciato dalla folla.

Inoltre “Ogni anno in Pakistan migliaia di ragazze cristiane e indù vengono rapite, violentate, assassinate o convertite con la forza all’Islam e sposate da uomini musulmani e nessuno fa nulla al riguardo.

“Abbiamo scelto di parlare e combattere fino a quando giustizia non sarà fatta e gli uomini che fanno cose così orribili con ragazze innocenti vengano messi dietro le sbarre.
Combattere questa lotta non sarà facile perché i colpevoli sono più forti di noi ma noi abbiamo Dio e la verità dalla nostra parte.”

“Abbiamo però bisogno anche del vostro aiuto in questa nostra lotta. Vi chiediamo di condividere queste notizie il più possibile e alzare la voce. Non possiamo più stare tranquilli e zitti e guardare l’ingiustizia che agisce indisturbata.”

Queste ultime sopra riportate sono solo alcune delle dichiarazioni raccolte da esponenti della minoranza cristiana e rilanciate sui media dall’Osservatorio sulla Cristianofobia.

Ancora dunque casi di discriminazione e intolleranza perpetrata da parte dei fondamentalisti di matrice islamica, che in Pakistan coincidono con gran parte della popolazione.

Bisogna dire basta! Bisogna – anche con il passa parola – far conoscere queste situazioni al grande pubblico e chiedere agli organismi internazionali la condanna formale e azioni concrete per fermare ogni atto di persecuzione e discriminazione a danno dei cristiani e delle altre minoranze religiose.