PICCOLO VIAGGIO NELL’ANIMA TEDESCA (recensione di David Taglieri)

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9788807170942_quarta.jpg.600x800_q100_upscaleLa lingua è un corpo vivo, è il tratto caratterizzante di un popolo, è l’anima e la bandiera morale di un contesto spazio-temporale. Talvolta è una fotografia che immortala e rende eterna una storia, una narrazione inserita nel passato ma che dimostra capacità di proiettarsi in maniera efficace sulla vita di una comunità…

Ci sono poi lingue molto particolari, come quella tedesca, che è figlia della logica dell’organizzazione, della cultura che l’ha permeata e delle radici che restano ben ancorate a terra.

Piccolo viaggio nell’anima tedesca” di Vanna Vannuccini e Francesca Predazzi è un saggio di grande spessore, che ci spiega l’evoluzione della linguistica tedesca con le relative influenze sui popoli che hanno abitato la Germania.

Il libro tenta soprattutto di uscire dallo schema Germania-nazismo, che ha annichilito la figura storico culturale della Nazione, laddove il territorio teutonico è stato per secoli patria di moti e dinamiche artistiche, musicali, letterarie.

Ci sono dei termini che nelle altre lingue non trovano ipotesi di traduzioni fedeli, proprio perché la vitalità di questa lingua è contraddistinta dal matrimonio fra parole che danno vita ad un concetto e valenze semantiche.

La lingua è l’anima di un popolo; approfondire la lingua tedesca ci consente di uscire da quel senso di timore verso la durezza apparente di una pronuncia che invece nasconde significati immensi e che destano un interesse sempre più grande.

I famosi trenini della lingua tedesca, a volte composti anche da tre parole, ci comunicano il dono della sintesi ma allo stesso tempo stimolano alla ricerca e alla introspezione delle terminologie. In questo modo possiamo trasformare la diffidenza in ammirazione e il timore in un senso poetico della vita.

La lingua si evolve ma è sempre lo specchio di un passato incancellabile, di cui si è giustamente gelosi. Le foreste e le montagne tedesche a volte sono impervie; la lingua potrebbe essere come un’immensa montagna difficile da scalare, ma talmente bella da non potersi esimere dal farlo.

Le sottigliezze concettuali sono il motore del cuore germanico. Verstehen: comprendere, capire gli altri per capire se stessi, immedesimarsi, calarsi nell’altro, ecco un termine ad esempio dove c’è tutto il tedesco. Così come Schadenfreude, la negativa gioia per le disgrazie altrui…

Anche dal confronto con l’italiano nascono dei ragionamenti che rappresentano il sinonimo di apertura culturale e di incontro fra due storie complementari se pur tanto diverse. Da qui si possono individuare molti punti di contatto e di raccordo.

Se tante cose stanno cambiando in Germania, a un concetto i Tedeschi restano fedeli: all’importanza della parola. Perché da una parola pensata o detta nasce un ragionamento, e da un ragionamento un’azione. La lingua è il vestito di una cultura e allo stesso tempo l’elemento fondativo che fa della tradizione una Storia.

Dovremmo inorgoglirci anche e noi e difendere la nostra lingua sulla scorta della lezione tedesca, per tornare a quella lingua che Dante considerava cemento della Nazione Culturale.