PROFETI SENZA DIO: I SACERDOTI DELLA SCIENZA (L’Ora del Salento, 2 ottobre 2010, pag.11)

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profeti-senza-dio-anche-la-scienza-ha-i-suoi-sacerdoti-2733191Come recita un celebre adagio, quando si smette di credere in Dio si finisce per credere a tutto. E’ difficile infatti per la psicologia umana restare nel puro indifferentismo, nell’agnosticismo più completo. Anch e qu ando si tratta di uomini di scienza, difficilmente il rifiuto di Dio creatore da luogo al nulla.

Molto interessante in tal senso è il recente libro di Mariano Artigas (1938-2006) e Karl Giberson, che nel loro volume “Profeti senza Dio. Anche la scienza ha i suoi sacerdoti” (San Paolo, 2010, pagg. 490) passano in rassegna sei eminenti figure di scienziati.

Si tratta di tre biologi (Stephen Jay Gould, Richard Dawkins, Edward O. Wilson) e di tre fisici (Carl Sagan, Stephen Hawking, Steven Weinberg), ognuno particolarmente illustre nel proprio campo (Weimberg ha ricevuto il nobel per la fisica).

Come tutti gli scienziati, hanno realizzato lavori importanti nei settori di specifica competenza, ricevendo ampi riconoscimenti internazionali; come molti altri colleghi hanno avuto uno sguardo ampio sulla realtà circostante, decidendo di affrontare le più profonde questioni scientifiche e culturali del nostro tempo. Hanno così espresso e comunicato al grande pubblico le loro opinioni sul delicato rapporto fra scienza e fede, fra scienza e religione, fra scienza e Dio. In ciò hanno naturalmente esercitato un diritto, che del resto spetta a chiunque. Così Artigas e Giberson scrivono: “I Sacerdoti della Scienza non meritano di essere criticati per aver promosso le loro opinioni su questioni religiose e culturali. E’ loro diritto, una loro sc elta, e molti personaggi pubblici fanno lo stesso. Tutt’altra questione, invece, è il fatto se siano giustificati o meno nel presentare le loro idee come derivanti dalla scienza. La risposta immediata deve essere no: questi moderni “Sacerdoti” non sono giustificati nell’estrapolare affermazioni della scienza per applicarle alla religione…”.

Edward Wilson, per esempio, presenta l’epopea dell’evoluzione come nuova forma di etica e di religione (quasi oggetto di adorazione), venendo incontro al bisogno umano di una grande cornice che fornisca significato alla vita.

Carl Sagan, grande divulgatore scientifico televisivo (molto più del nostro Piero Angela!) oltre ad avere una fede cieca nei magnifici sviluppi della scienza, nutriva una reale venerazione nei confronti di alieni ed extraterrestri, da cui attendeva il provvidenziale aiuto per la soluzione dei maggiori problemi dell’umanità.

Ciascuno degli scienziati presi in considerazione presenta comunque posizioni differenti nei confronti delle religioni tradizionali e di Dio: Gould, per esempio, riconosce che molti scienziati, suoi colleghi, sono dei credenti. Tutti e sei hanno però lanciato attraverso i media, di cui gioco forza sono diventati sapienti manipolatori, citazioni e brevi sentenze che hanno fatto il giro del mondo. I nostri due Autori, Kiberson ed Artigas, che pure di scienza ne capiscono, concludono: “La scienza non dovrebbe mai essere brandita come un’arma per la promozione  di programmi ideologici. Ciononostante, come ci ha mostrato la storia, la scienza è fin troppo frequentemente arruolata a servizio della propaganda…”

Non a caso Kiberson ed Artigas nel loro libro hanno parole critiche anche nei confronti dei sostenitori del movimento culturale che va sotto il nome di ID (Intelligent Design).

L’Intelligent Design, specie nei suoi esponenti più radicali e solitamente vicini al fondamentalismo protestante degli Stati Uniti, rischia di cadere – secondo Kiberson ed Artigas -nell’errore opposto a quello degli evoluzionisti ad oltranza, e cioè di avvalersi di concetti  teologici e filosofici per offrire spiegazioni di carattere  scientifico.

Indubbiamente il rapporto fra scienza e fede si gioca su un delicato equilibrio. Sono pertanto incoraggianti le indicazioni fornite dai nostri Autori: “Gli scienziati, nel loro insieme, non sono sostanzialmente più atei del resto della popolazione. Uno studio condotto sulla fede religiosa tra gli scienziati ha rivelato che il 39,6% di loro credeva in un Dio che si può pregare aspettandosi di ricevere una risposta. Questi risultati richiamano uno studio di gran lunga precedente che giungeva a simili conclusioni, suggerendo che la comunità scientifica non è “laicizzante”. Da una recente analisi emerge che oltre la metà degli scienziati di ogni disciplina si definisce in qualche misura spirituale. E quanto al fatto che la comunità scientifica sia ostile alla religione, a parte una piccola minoranza, non esiste affatto un’opposizione diffusa”.