QUELL’EUROPA CHE CI STRAPPA PURE LA CASA (di David Taglieri)

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Foto tratta da: www.ilparagone.it
Il settore immobiliare e la vita di parecchie famiglie potrebbe entrare in crisi a causa delle politiche che sono in fase di evoluzione all’interno dell’Unione Europea; dal 2030, infatti, le abitazioni ad alto consumo energetico, per legge europea, potrebbero non essere più vendute o affittate.
 
Come rivela giustamente Andrea Soglio su Panorama non c’e’ allo stato attuale una mappatura che analizzi il territorio nazionale per quel che riguarda la classe energetica delle case: interi borghi, zone urbane, cascine rischiano di restare fuori dal mercato e di non avere nessun futuro.
 
Dunque verrebbe a prodursi un triplo effetto: sulle sfere domestiche, su quelle esistenziali e sullo stesso contesto spazio temporale.
 
Con una normativa europea scellerata e che non valuta tutti i pro e i contro, i costi ed i benefici e una matura e adeguata visione di insieme, gli Italiani subirebbero l’annullamento del valore del proprio immobile e contestualmente un massacro finanziario senza precedenti, sacrificati sull’altare dell’eco sostenibilità.
 
Il Parlamento europeo sta discutendo in questi giorni i termini tecnici della questione, in un’ottica della preservazione dell’ambiente, che potrebbe trasformarsi in mero fanatismo ideologico verde nel momento in cui non tenesse conto delle esigenze delle persone, che a nostro avviso devono restare l’obiettivo principale delle azioni e delle politiche (anche di quelle ecosostenibili e amichevolmente verdi).
 
In altri termini l’attività europea in favore della sostenibilità ambientale andrebbe ricalibrata nell’ampio discorso del rapporto fra Persona ed Ambiente, per costruire sì un mondo verde, ma che sia a dimensione di uomini e donne concreti.
 
Camilla Conti nel suo articolo su la Verità di sabato 11 dicembre focalizza l’attenzione su un aspetto centrale: i proprietari di fronte a indirizzi e conseguenti norme tese a vietare la vendita e l’affitto di abitazioni troppo inquinanti o comunque poco “ecologiche” dovranno dissanguarsi pur di avere tutti i criteri a posto per non incorrere in problematiche fiscali e dure sanzioni amministrative.
 
La logica conseguenza dovrebbe essere chiara: svariati cittadini opteranno per arrendersi.
 
E’ emblematico quello che afferma Carlo Giordano di Immobiliare.it: “più della metà delle case, con l’introduzione di tale normativa, sarebbe fuori regola“.
 
Già il Piccolo di Trieste, nell’ottobre del 2014, effettuò un’indagine in virtù della quale si deduceva che nel capoluogo friulano sempre più case risultavano invendute.
 
Il Giornale.it afferma che dal prossimo 2027 tutti gli edifici ad alto consumo, che rientrano nell’ultima categoria delle classe energetiche e cioé la G, non potranno più rientrare nel mercato immobiliare. Servirà l’adeguamento, serviranno risorse, serviranno lunghi tempi burocratici…
Il Messaggero chiarisce che in Italia sono almeno 16 milioni gli immobili che appartengono alla categoria G.
 
Alessandro Ferro sul Giornale mette in evidenza le parole di Carlo Rienzi  presidente del Codacons, che ha definito il presunto intervento a gamba tesa da parte di Bruxelles un’idea ridicola, inapplicabile sul territorio italiano.
 
Anche la stessa Unione nazionale dei consumatori è pronta a muoversi contro la follia europea.
 
Prima di ricorrere a provvedimenti di una certa portata, lo ripetiamo, sarebbe importante analizzare il rapporto fra persone e contesto, per individuare la soluzione che rispetti Ambiente e Persone in un circuito virtuoso, dove tutti i fattori siano inscindibilmente collegati e correlati.
 
Serve un’analisi economica e psicologica dei costi e dei benefici, perché non si può abbattere con un colpo di spugna un intero comparto, quello immobiliare, quello delle case che per una buona fetta della popolazione rappresenta una fonte di sostentamento.
 
Cresce la percezione, talvolta, di un’ Europa animata da utopici obiettivi, che trascurano il campo della fattibilità e dell’attuazione concreta. Gli italiani e le politiche verdi meritano di più di meri slogan e di combinati disposti fra burocrazia e le promesse del magico mondo di Bruxelles.
 
Basterebbe pensare che a pagare le conseguenze di burocrazie e finanziarie per prime sono le popolazioni: che vorrebbero vivere in un Ambiente alla propria portata, fatto anche di case.
 
Basterebbe soffermarsi sul fatto che il binomio vincente si instaura fra il paesaggio e l’individuo: in un clima di armonia per tutti gli elementi in campo, con la tutela ambientale, la qualità della vita e il benessere psicofisico di ciascuno.

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