REPUBBLICA ISLAMICA DELL’IRAN

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Riprendiamo dalla STAMPA del 17/01/2023 il reportage di Fabiana Magrì:

“Indugia, l’ago della bilancia, su uno stato permanente di agitazione. Oscilla tra speranza, disobbedienza civile, slogan urlati dai tetti di notte e frustrazione. Nell’Iran post Mahsa Amini – la 22enne curdo-iraniana morta il 16 settembre del 2022 dopo essere stata trasferita, mentre era priva di sensi, dal centro di polizia morale che la teneva in custodia all’ospedale di Kasra di Teheran – è in corso una metamorfosi di cui nessun analista, dentro o fuori il Paese, si azzarda a prevedere forma e durata.

Ma a voler individuare qualche segnale per una svolta, gli osservatori invitano a puntare lo sguardo su un’opposizione che sembra aver trovato unità d’intenti e di azione. Dopo il primo messaggio di auguri e resistenza postato simultaneamente nei primi minuti dopo la mezzanotte del 1° gennaio del 2023, il principe in esilio Reza Pahlavi, la leggenda del calcio Ali Karimi, la giornalista e attivista Masih Alinejad e stelle del cinema come l’anglo-iraniana Nazanin Boniadi e l’attrice Golshifteh Farahani hanno di nuovo coordinato la comunicazione via social, twittando «la nostra richiesta per la comunità internazionale è chiara: mettere l’IRGC sulla lista dei terroristi».

L’appello virtuale di proscrizione per il Corpo Iraniano delle Guardie della Rivoluzione (IRGC) ha spinto migliaia di manifestanti (circa 12mila secondo la polizia locale) a riunirsi di fronte all’Europarlamento. La testata Iran International, schierata contro il regime degli ayatollah, ha segnalato l’arrivo a Strasburgo di torpedoni carichi di persone provenienti da Paesi Bassi, Svizzera, Svezia e Danimarca, nonché diversi autobus dalle città tedesche di Amburgo, Francoforte e Berlino. L’hashtag #IRGCterrorists è di tendenza, dopo essere stato ritwittato più di 13 milioni di volte da iraniani e stranieri.

«Ho incontrato i manifestanti riuniti qui davanti all’Eurocamera – ha dichiarato la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola all’apertura dei lavori della plenaria – per dire loro che non lasceremo soli gli iraniani. La comunità internazionale deve dare una risposta forte». Domani, in Aula, gli eurodeputati discuteranno proprio delle azioni da prendere nei confronti di Teheran.

All’esecuzione di quattro impiccagioni direttamente legate alle proteste (Mohsen Shekari, Majidreza Rahnavard, Mohammad Mahdi Karami e Seyed Mohammad Hosseini), alla morte di oltre 500 manifestanti e all’arresto di almeno 19 mila persone, di cui decine in attesa del loro destino nel braccio della morte (secondo i dati dell’agenzia degli attivisti per i diritti umani iraniani Hrana), la Repubblica islamica oppone la cifra dei 60 agenti morti sul campo.

Anche i giornalisti sono stati presi di mira dalla magistratura e dalle forze di sicurezza. Oltre 75 reporter sono stati arrestati da metà settembre e almeno 30 restano in custodia per aver denunciato e raccontato i disordini intorno alla morte e ai funerali di Amini, per aver intervistato avvocati e familiari dei detenuti condannati alla forca e delle persone uccise durante le manifestazioni, per aver raccolto le atroci testimonianze delle torture riservate ai prigionieri nelle carceri.

Nuove denunce raggiungono i media ogni giorno. Solo ieri l’attivista 32enne Leila Hoseinzade, temporaneamente rilasciata su cauzione all’inizio di gennaio, ha descritto in un post sui social le terribili condizioni di vita nel penitenziario di Adel Abad a Shiraz, rivelando che a molti prigionieri vengono somministrati sedativi e pillole contro l’ansia, con degli effettivi indesiderati e inaspettati.

Mentre il regime degli ayatollah ha appena aumentato il budget delle istituzioni di sicurezza e propaganda per rafforzare la repressione delle proteste, alle minacce del vice comandante dei pasdaran, Abbas Nilforoushan, «per rovesciare la repubblica islamica dovete attraversare un mare di sangue», i coordinatori e le organizzazioni che sostengono il movimento anti-governativo hanno diffuso nuovi inviti a manifestazioni e scioperi in tutto il Paese per il 19 e il 20 gennaio.”.”