SOVRANISMO PER L’EUROPA (di David Taglieri)

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Foto ANSA 

Sovranismo è divenuto un termine onnipresente e onnicomprensivo, utilizzato spesso a sproposito dai suoi detrattori per delineare un carattere comunque negativo; il Censis ha addirittura inventato la categoria di sovranismo pscichico per descrivere lo stato emotivo particolare nel quale si troverebbero in questo momento gli italiani…

Nel frattempo giornali, televisioni, radio e il grande megafono della rete lo usano quotidianamente come una sorta di “categoria politica onnicomprensiva”: dalla Lega di Matteo Salvini ai partiti al governo in Ungheria e Polonia, dal Rassemblement National di Marine Le Pen in Francia (il vecchio Front National) allo UKIP britannico, arrivando al presidente statunitense Donald Trump e a quello brasiliano Jair Bolsonaro.

Nel mondo anglosassone la parola “sovranismo” non è nemmeno presa in considerazione. Per accomunare questi leader e movimenti si usano termini come “nazionalisti”, “populisti”, “ultra conservatori” o, più semplicemente, estrema destra, troppe volte confusa con la destra sociale o quella conservatrice, e confondendo anche le due correnti.

Il termine “souverainist” in Francia tentava di raggruppare e omogeneizzare gli individui favorevoli a mantenere la propria moneta nazionale e contrari a qualsiasi ulteriore sottrazione di potere degli Stati e delle Nazioni alle istituzioni europee. Fra gli anni ‘90 e il 2000 il termine fece la sua prima apparizione per la prima volta sui media italiani, dove fu usato ad intermittenza per enucleare le prime intenzioni euroscettiche della Lega Nord di Umberto Bossi. Sia in Francia che in Italia, però, “sovranismo” rimase per più di un decennio un concetto utilizzato nelle riviste e nei circoli accademici lontani dalla vita politica.

Una data importante come spartiacque può individuarsi nel 2008, allorquando la crisi economica, ma aggiungiamo anche politica, valoriale e pre-politica, provocò e determinò una serie di diffidenze verso l’Europa e le sue istituzioni.

Nel 2012 Marine le Pen sancì la nascita di una coalizione souverainist e patriote; tramite l’adattamento di quella parola Le Pen mirava a dar nuova linfa alla rappresentanza politica e alla rappresentazione nell’immaginario collettivo del Front National, considerato fino a quel periodo un partito autoritario e non autorevole, di rinnovata matrice fascista e inconciliabile con i cosiddetti valori “democratici” e repubblicani.

L’opera della Le Pen è stata interessante ed affascinante in quanto ha dimostrato di essere in grado di intercettare le richieste popolari canalizzandole in un contesto istituzionale.

In Francia, ma anche in Italia, il sovranismo è stato letto, riletto ed interpretato come un concetto linguistico, antropologico e pratico; nel contesto transalpino questo è avvenuto sia negli ambienti di destra che in quelli di sinistra, in quella linea orizzontale che lega le istanze della destra sociale con quelle della sinistra tradizionale. L’imperativo trasversale deriva dal desiderio di una sovranità politica contrapposta al potere del capitale e della iper-finanza liberista e libertina.

In Italia Matteo Salvini ha vissuto una relazione controversa con la definizione di sovranità: segretario del partito alla fine del 2013, ha orientato la linea della Lega verso l’uscita dall’euro. Molti giornali allora iniziarono a parlare della svolta sovranista targata Lega. Ovviamente dopo un inizio di mediazione con le prospettive sociali, regionali e autonomiste del popolo nordico, Salvini ha dimostrato la sua capacità nel trasformare un movimento a prevalenza geografica settentrionale in un partito politico a trazione nazionale. Un vero miracolo politico! 

Ma oggi, al di là dei vari significati storici, politici e sociologici, il sovranismo – anche inconsapevolmente – rappresenta il politicamente “altro”, la possibile ribellione popolare ai diktat del progressismo di sempre: una nuova insorgenza!

E’, forse, l’ultima ancora per salvare dal mondialismo e dal globalismo quell’Europa che ricevemmo dai nonni e dai padri.