TOTO E CARLETTO, VOLTI E VOCI DI UN’ITALIA VERA (di David Taglieri)

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L’Italia nazional-popolare tanto bistrattata dal politicamente corretto e da certe produzioni discografiche, che vorrebbero cancellare ogni traccia di passato, ha perso due personaggi importanti nel campo della musica e dello sport: Toto Cutugno e Carlo Mazzone.

Non parleremo di libri messi all’angolo dal vocabolario omologante del pensiero unico (cfr. Generale Vannacci), ma fa specie e stranezza apprendere come, nella tanto lodata liberal-democrazia, alcune idee, pensieri ed elaborazioni culturali che si discostano dal politicamente corretto vengano bollate, ridicolizzate, prese come spunto per considerare intellettualmente inferiori coloro che hanno il solo torto di pensarla diversamente dal sentire pianificato e creato ad arte da questa strana democrazia.

Lo sport è metafora della vita: insegna la compattezza del gruppo, la guida di un buon allenatore, ci fa comprendere che bisogna mettercela sempre tutta, sporcarsi i calzoncini, bagnare la maglietta, sacrificarsi, perché – come sintetizza attraverso i suoi spunti e punti di vista il professor Paolo Crepet – le cose facili sono superficiali, annoiano, demoralizzano, spingono alla comodità, che produce nuova comodità e successivamente una insoddisfatta scontentezza.

Carlo Mazzone è stato un grande allenatore, ha vinto poco o niente, ma ha dimostrato sempre che la grinta, il coraggio, il piglio di cercare la vittoria con sudore e passione sono una cifra qualitativa da trasporre nella vita di tutti i giorni e una formula vincente per affrontare le sfide che ci si prospettano davanti.

In molte religioni si prega il Padre per avere la capacità di fronteggiare le situazioni, a prescindere dai risultati; ma poi noi tutti umanissimi chiediamo anche il risultato.

Come dimostra Claudio Risè nel suo libro su Il Padre, abbiamo bisogno del Padre con la P maiuscola ma anche di padri terreni, che ci mostrano le ferite e come la vita non sia tutta in discesa.

Carletto Mazzone fece rinascere, in un momento di crisi professionale, viste le incomprensioni dalle quali era circondato, il capitano della Roma Giuseppe Giannini: un campione sottovalutato. Reinventò e fu un paterno psicologo per Roberto Baggio, a nostro avviso il più grande giocatore italiano di sempre. Si dava anima e corpo per le squadre, spesso consigliava in buona fede gli allenatori…

La grandezza di un padre terreno, il coach psicologo, fu quello di intercettare le esigenze di figli acquisiti e – senza perdere in autorità -indicare loro la strada per ricomporre talenti, qualità, inclinazioni.

Battezzò calcisticamente Francesco Totti, innaffiando un frutto acerbo ma pieno di estro e genio calcistico con umiltà e semplicità.

Tre esempi di luce per la strada da percorrere: abolire invidie stupide ed inutili per crescere insieme, fra padri e figli, di padre in figlio.

Toto Cutugno in LItaliano raccontò sicuramente un’Italia di borghi, di rapporto con l’Infinito, di tradizioni, di dipinti di semplicità. Come sempre la stampa, dopo i decessi, diviene più accomodante e tesse le lodi, ma come nel caso di Carletto, l’atteggiamento, il sentire comune, il sentimento di genuinità erano spesso accompagnati da risa maliziose a denti stretti da parte di coloro che si ritenevano superiori a quel mondo. Media omologati, che apprezzano di più testi rap pieni di trash o tecnici manierati che applicano la sociologia al calcio e magari parlano solo di ripartenze dal basso…

Resta eterna invece una chitarra che gira sullo stivale per stendere e spandere come in un disegno in volo i colori di una Patria di fascino, alla quale dovremmo volere più bene.

Se lo merita, se lo merita la sua storia, per quello che ha dato a noi e al mondo. E se certi cantautori non se ne sono vergognati, onore a loro: questa canzone così rappresentativa porta ancora in alto il nome dell’Italia nel mondo.

Padre-Patria-Tradizione: tre parole oramai bannate, per le quali scusarsi, accompagnate sempre dalla paura di offendere; vorremmo che un pezzettino del pianeta left-progressist si soffermasse sul termine paura.

Tanto sbandierata nei confronti del mondo conservatore; ma a noi talvolta sembra che il timore del diverso sorga proprio dalla pruderie radical-chic che non ha intenzione di ascoltare le ragioni del differente. 

Riprendiamoci la Bellezza del Dialogo e la fermezza delle convinzioni.

Il Dibattito sano, importante, profondo è linfa di crescita. Con le guide, le bussole naturali ed adottive che la vita ci ha regalato.