CRONACHE DI UN’ESTATE (di Marco Invernizzi)

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L’estate che si sta concludendo è stata ricca di eventi, ma credo che il fatto principale che meriti di essere ricordato sia stata la GMG tenutasi a Lisbona all’inizio di agosto, dove un milione e mezzo di giovani cattolici provenienti da tutto il mondo hanno pregato e ascoltato catechesi anche alla presenza del Santo Padre.

È incontestabile che il cattolicesimo sia in declino nel mondo occidentale. Non così in Africa, dove invece la Chiesa, e in generale il cristianesimo, conosce un importante sviluppo, anche se non privo di problemi. E, anche in Asia, la Chiesa cresce nonostante la persecuzione. Tuttavia, per quanto in difficoltà nell’apostolato e in crisi per le divisioni interne, che fanno soltanto male, la Chiesa in Europa raduna un milione e mezzo di giovani per l’ennesima volta, nel silenzio quasi totale dei media, che poco capiscono perché spontaneamente, mettendoci ciascuno dei soldi propri, tanti giovani scelgano di passare una settimana di fatica e di preghiera durante le vacanze estive.

La storia della GMG comincia il 23 marzo 1986, in occasione della Domenica delle Palme, quando san Giovanni Paolo II invita a Roma i giovani del mondo per la prima giornata mondiale della gioventù. «La Giornata della Gioventù – spiegava il Papa – significa proprio questo: andare incontro a Dio, che è entrato nella storia dell’uomo mediante il mistero pasquale di Gesù Cristo. Vi è entrato in modo irreversibile. E vuole incontrare prima voi, giovani, e a ciascuno vuole dire: ‘Seguimi, Io sono la Via, la Verità e la Vita’».

Sono passati 37 anni e i giovani di allora sono diventati nonni, ma la GMG continua a raccogliere milioni di giovani. Soprattutto continua a fare del bene a chi vi partecipa, come hanno potuto testimoniare i cento giovani di Alleanza Cattolica che anche a Lisbona hanno voluto essere presenti.

L’estate ci ha riservato anche altre sorprese, certamente meno entusiasmanti. Sul fronte italiano, mi preme sottolineare come il nuovo governo di Giorgia Meloni si stia avvicinando a compiere il primo anno di vita sostanzialmente in salute, col pieno e intatto consenso che ha fatto vincere le elezioni del 25 settembre 2022 alla maggioranza di centro-destra. Vedremo nei prossimi anni quanto riuscirà a realizzare dei cambiamenti che ci stanno particolarmente a cuore, ma il solo fatto che si parli pubblicamente di lotta alla denatalità, di privilegiare la famiglia rispetto al resto del programma di governo, che si legga nella prospettiva corretta e non ideologica la difesa e la promozione dell’ambiente, che si elimini la demagogia del salario minimo senza togliere attenzione al problema grave e crescente dell’immigrazione e della povertà, tutto questo fa bene sperare per il futuro. C’è sempre qualcuno, però, che per ragioni personali o ideologiche non è mai soddisfatto e fa della critica a oltranza la propria linea politica: è il caso dell’annunciata, in queste settimane, opposizione al governo da “destra” che sembra prendere corpo attorno all’ex-sindaco di Roma Gianni Alemanno e a coloro che lo stanno seguendo nelle continue dichiarazioni critiche contro il governo di questi ultimi giorni.

Fra le diverse critiche, forse la più insistente riguarda la posizione atlantista assunta dal governo rispetto all’aggressione russa contro l’Ucraina. Purtroppo non è una novità la presenza, a destra, di una “terza posizione” fra l’Occidente e il nazionalismo imperialista che viene da Oriente, nella versione ancora comunista cinese e in quella della “Grande Russia”, che unisce lo zar Pietro il Grande (1672-1725) a Stalin (1878-1953) secondo la nuova riscrittura della storia russa voluta da Putin ed esposta nei libri di testo aggiornati, in uso nelle scuole russe dal prossimo mese di settembre.

Ora non c’è dubbio che l’Occidente sia gravemente ammalato, soprattutto nelle classi dirigenti, ma anche nelle profondità del corpo sociale. Tuttavia in Occidente si possono cambiare i governi senza guerre civili, come attesta l’esistenza di governi conservatori, fra cui il nostro, mentre in Russia e ancora di più in Cina l’alternativa al potere è la galera o la morte (Prigozhin docet).

La grande differenza sta in quel “dispotismo orientale” che nega il valore di un caposaldo fondamentale del cristianesimo e della dottrina sociale in particolare: la libertà. Libertà religiosa contro ogni fondamentalismo, non solo quello islamico, ma anche la libertà politica di potere proporre una soluzione diversa per il bene comune senza correre il rischio di perdere la libertà o la vita. E libertà della società, con i suoi corpi intermedi, da ogni invadenza dello Stato.

Ho letto un libro questa estate che aiuta a capire il grande valore della libertà anche nell’ottica di quanto sta accadendo in Ucraina. Si tratta di Per amore del suo popolo (scritto dal sacerdote cattolico di rito bizantino don Augustin Babiak per l’editore Il pozzo di Giacobbe di Trapani), ed è la biografia eroica di un arcivescovo della Chiesa greco-cattolica ucraina, Andrea Szeptycky (1865-1944). Questo vescovo orientale unito a Roma è stato il predecessore di un altro cardinale ucraino testimone della resistenza al comunismo sovietico, Josyp Slipyj (1892-1984), e ha dovuto sopportare nella sua vita la persecuzione prima del nazionalismo ortodosso, poi del nazionalsocialismo e quindi del comunismo. E come se non bastasse, ha sperimentato anche l’ostilità dei governi e di diversi ecclesiastici polacchi, ostili all’introduzione del suo processo di canonizzazione, finalmente sbloccato nel 2015. Non era un fanatico, come cercò di sostenere la propaganda ostile, ma un pastore completamente impegnato nel difendere e promuovere l’identità del suo popolo in una situazione storica drammatica e difficile, dominata dall’odio ideologico.

Questo libro non è soltanto edificante, ma conduce il lettore a comprendere meglio le radici della guerra attuale e il diritto del popolo ucraino a costruire il proprio destino guardando a Roma e alla libertà, diritto che qualcuno ha voluto negargli.

Lunedì, 28 agosto 2023