UNA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA CIVILE E PENALE PER SALVARE IL PAESE (di Alessandro Pagano)

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Tutti in Italia conoscono Forum, la famosa trasmissione televisiva la cui prima edizione risale addirittura al 1985. Forum viene seguita a tal punto dal pubblico da venire proposta in doppio appuntamento e la sua popolarità non è stata mai scalfita malgrado gli oltre venti anni di programmazione.

A cosa è dovuto questo successo ? Il segreto sta nella formula, i casi portati davanti al giudice sono tratti dalla quotidianità: problemi tra vicinato, famiglie allargate in cui si sono persi i punti di riferimento umani e sociali, rapporti di lavoro turbolenti.

Ma il vero motivo del successo deriva dal fatto che i ricorrenti, invece di avviare il classico processo, accettano di affidare il loro caso ad un soggetto terzo, l’arbitro, il quale emette un giudizio def initivo che risolve in tempo reale il loro problema. Il lodo, dopo essere stato depositato e giudicato regolare da un giudice, assume lo stesso valore di una sentenza tradizionale.

A questo punto qualcuno si chiederà il perché di tutto questo panegirico su Forum.  Perché il successo della trasmissione testimonia il desiderio di autentica giustizia che sussiste fra gli italiani. Tutti vogliono una giustizia “a misura d’uomo”, giacché si sa che la giustizia italiana è “ingiusta”.

Una giustizia che funziona favorisce una società ordinata, attenua i conflitti sociali, migliora i rapporti fra la gente, responsab ilizza gli attori, accorcia i tempi di attesa, traccia un confine chiaro tra il bene e il male, migliora le condizioni economiche di un Paese, restituisce fiducia verso le istituzioni.

Se ognuno di noi facesse mente locale, si accorgerebbe che quasi tutti i problemi di questa nostra Italia sono riconducibili ad una giustizia che proprio non funziona.

Le imprese straniere investono poco in Italia? Fra i primi motivi da loro dichiarati vi è l’assenza di certezza del diritto.

Gli immigrati clandestini scorazzano indisturbati nella penisola? Ovvio! Attraverso i social network,  tutto il mondo sa che tra  patrocinio legale gratuito, sentenze  che fanno a pugni con lo spirito originario delle leggi vigenti e magistrati destabilizzanti, in Italia si fa ciò che si vuole.

I micro delinquenti e gli spacciatori diventano sempre più arroganti? Per forza! Qualche giorno dopo il reato vengono regolarmente rimessi in libertà.

In ogni ambito della vita sociale ci sono problemi analoghi. A parte i giustizialisti di professione (politica), nessuno ha più la sensazione della tranquillità giudiziaria.

Ormai i processi sono diventati una specie di gioco dell’oca. Anche se si arriva al giudizio definitivo della Cassazione, se il risalto mediatico lo giustifica o se qualche PM investito da sacro furore tecnocratico la pensa diversamente, anche senza prove rilevanti, il processo riparte di nuovo.

Poi, guai ad avere un nome noto. Enzo Tortora fu il primo ad essere inseguito e poi assolto per non avere commesso il fatto. Da allora centinaia, forse migliaia di casi analoghi.

Noi siamo assertori del fatto che la maggioranza degli 8000 (9000) giudici italiani svolge il proprio lavoro con abnegazione, spirito di sacrificio e autentica passione civile. Ma, mi domando, quanti di loro sono autenticamente senza alcun tipo di condizionament o?

Se infatti non si iscrivono ad una corrente della magistratura rischiano a causa delle decisioni del loro organo di autogoverno (il CSM), con ripercussioni per le carriere. Anche loro sono vittime di questa politicizzazione di alcuni settori della magistratura.

Anni fa il regista Nanni Loy girò un film drammatico di denuncia: “Detenuto in attesa di giudizio”. Il protagonista, un grandissimo Alberto Sordi che con la sua straordinaria interpretazione vinse il David di Donatello e l’Orso d’ Oro al Festival di Berlino, incappa in un caso di mala giustizia con tanto di  persecuzione giudiziaria.

Alla fine, dopo un lungo calvario, il protagonista del film riesce a far valere i suoi diritti e la sua innocenza, riacquistando la sua libertà ma restando ormai segnato fisicamente e psicologicamente per tutta la vita.

Era il 1971, nessun personaggio celebre allora era incappato nelle maglie della mala giustizia (ogni riferimento a uomini dei nostri tempi è assolutamente voluto) e il personaggio si chiamava Giuseppe (come tutti sanno è il nome di battesimo più  comune in Italia) e il cognome era Di Noi , a significare che potrebbe capitare a ciascuno di noi.

Come bene ha spiegato ai media il Ministro della Giustizia Angelino Alfano, riformare la Giustizia è ormai  fattore non più derogabile.