UNA SPERANZA PER INDI

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“Mia figlia Indi messa a morte da un Sistema diabolico”. 

Queste sono le parole strazianti del papà di Indi Gregory, la bellissima bambina inglese di soli 8 mesi affetta da una grave malattia genetica che il Sistema Sanitario britannico, col benestare della magistratura, vuole far morire per soffocamento contro il volere dei genitori. Indi è in un lettino d’ospedale al Queen’s Medical Center dell’Università di Nottingham: i medici la ritengono incurabile, costretta com’è all’impiego di terapie di sostentamento vitale.

Il sistema sanitario britannico mette a morte i bambini ritenuti inguaribili negando loro l’assistenza possibile. E’ il sesto caso al quale assistiamo ed il copione rimane lo stesso: genitori che vogliono combattere fino all’ultimo per salvare i propri figli e medici che vogliono spegnere le macchine. 

Indi è stata condannata a una morte violenta e ingiusta per soffocamento in nome di quello che l’Alta Corte britannica ha definito il suo “miglior interesse”.

E’ scioccante!

Ma c’è ancora un’ultima speranza: il Governo Italiano ha coraggiosamente conferito la cittadinanza italiana alla piccola Indi, per facilitare il suo trasferimento all’ospedale Bambin Gesù di Roma, che si è offerto di prenderla in cura per assisterla con dignità nella malattia fino al termine naturale della sua vita.

Un conto è tenere i medici immuni da una rampogna di omesso soccorso, se non vogliono più curare la bambina, un altro conto è sequestrarla in ospedale a morire, impedendo ai genitori di portarla via. 

Scrive Famiglia Cristiana: “È un delitto contro la libertà, proprio nella patria dell’”habeas corpus”, che qui diventa un habeas cadaver. Avessero detto “qui non c’è più posto, portatevela via” sarebbe stata una crudeltà semplice; l’aver detto “la porta è chiusa, con vostra figlia dentro, la riavrete in una bara” è una inciviltà inammissibile; è semplicemente contro i diritti umani.

L’Italia ha dato a Indie Gregory la cittadinanza, con una iniziativa provvidenziale del Governo che ha riacceso una fiammella di speranza e uno spiraglio inatteso nelle procedure giudiziarie riaperte e sospese. Ora Indie è italiana, se viene da noi non espatria, perché noi siamo l’altra sua patria. Al momento in cui scriviamo non si sa quando partirà, e neppure se potrà partire. Noi ci aggrappiamo alla speranza che la commozione per il dolore innocente, per il mistero del dolore innocente, ci ha messo in cuore. E che spontaneamente si fa preghiera.”.

Dopo le storie di Charlie Gard e Alfie Evans, stiamo assistendo all’ennesimo caso di infanticidio per cause eugenetiche.

L’esecuzione di Indi (inutile girarci intorno: si tratta di fatto di un’esecuzione) è prevista per le prossime ore. 

Il caso di Indi è stato contornato da un vergognoso silenzio da parte dei media. Da giorni, soprattutto con Pro Vita & Famiglia, si sta facendo tutto il possibile per amplificare la richiesta di aiuto dei genitori della piccola.

Non possiamo, non dobbiamo rimanere in silenzio mentre la vita di una bambina viene spezzata.

Di fronte a questa situazione disperata, il papà di Indi ha deciso di battezzare sua figlia:

“Non sono religioso e non sono battezzato. Ma quando ero in tribunale mi sembrava di essere stato trascinato all’inferno. Ho pensato che se l’inferno esiste, allora deve esistere anche il paradiso. Era come se il diavolo fosse lì. Ho pensato che se esiste il diavolo allora deve esistere Dio”.