VALORI E SOCIALITA’ IN TEMPI DI PANDEMIA (recensione a cura di David Taglieri)

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Claudio Rise’ su La Verità del 1° novembre scrive dei rischi della vita che ci attanagliano, specialmente in un periodo come questo: la pandemia non soltanto sfibra le persone con le ansie e le paure, ma anche con tutta la serie di regole sanitarie che sembrano aver sostituito definitivamente sentori spirituali e sentimenti mistici di ogni tipo.

Non dobbiamo chiuderci, lo psicoterapeuta lo ripete da svariati editoriali, visto che dall’esterno già c’è qualcuno che vorrebbe confinarci.

L’esistenza è fatta di rischi, di prudenza certo, ma anche dell’accettazione del concetto di pericolo. Tutti i giorni quando ci alziamo accettiamo il pericolo di vivere, sopravvivere, morire. E non solo adesso.

I greci ed i latini lo spiegavano bene, anche se qualcuno, in virtu’ del progresso, vorrebbe eliminarli dai programmi storici, ignorantemente o in malafede. O lasciarli nella terra di mezzo fra la non conoscenza e la fede cieca nel progresso.

L’argomento psicologico e di assoluto buon senso con il quale Rise’ ci illumina è preciso: l’auto-confinamento, il distaccamento da ogni forma di socialità ci dà una falsa illusione di sicurezza provocando dei danni irreparabili per la mente e la psiche. Vivremo presto un contraccolpo psicologico a causa di tale concentrazione assoluta su questi tre unici termini: coronavirus, sanità ed economia.

Questi giorni Elisabetta Pagani su la Stampa ha intervistato il filosofo e psichiatra Umberto Garimberti, che ha chiarito quanto sia venuto a mancare in Italia il senso di comunità, di attaccamento alla Città, e come regni un individualismo sfrenato che non sta compattando il popolo italiano ma lo sta sempre più incattivendo. Anche per il filosofo psichiatra urge un ritorno ai valori, perché ci siamo talmente distanziati dagli ideali e dai sani principi che non siamo più in grado di riconoscerli, sfidandoli addirittura.

Due spunti per comprendere quanto la strada mediana sia quella maestra: prudenza e cervello, ma anche anima ed affetto: nonostante le rinunce evidenti che dobbiamo sopportare, bisogna lottare per difendere la socialità, che non può ridursi ad uno schermo finto ed anonimo.

Nella speranza del vaccino, è necessario non farsi scippare lo slancio per la vita e la vitalità che muovono i nostri progetti. Rispettando la scienza senza considerarla onnipotente: cercando invece un Senso che ci dia la possibilità di comprendere le sfumature dell’attualità, di questa attualità fatta di distanziamenti e burocrazie, di idoli sanitari che poi tanto infallibili non sono.

Il virus c’è, lo Stato ci sguazza, una verità non nega l’altra. Ed allora sforziamoci nei limiti del possibile di riprenderci prudentemente la nostra vita.