Notizie dall’estero 15 Maggio 2006

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evo_page.jpg Un cordiale ben ritrovati a tutti i nostri ascoltatori.
La pagina di oggi sull’informazione internazionale ci presenta diversi argomenti degni di nota. Prima di iniziare ricordo come al solito che è possibile inviare un e-mail all’indirizzo di posta elettronica radioqueen@virgilio.it, oppure comunque telefonare allo 0832-331144 per esprimere la vostra opinione, o per chiedere qualcosa sui fatti più importanti della settimana a livello internazionale.


Oggi iniziamo con un argomento che ci desta qualche perplessità, e su cui già siamo intervenuti nel corso delle nostre trasmissioni, come i nostri ascoltatori ricorderanno quando abbiamo parlato della guerra commerciale di Mosca contro i prodotti tipici della Georgia e anche dell’Ucraina. Diciamo però che quelli che sembravano solo inquietanti segnali stanno via via prendendo corpo. Mi riferisco a certi atteggiamenti e a certe dichiarazioni dei massimi vertici del Cremino, e di ambienti comunque legati al Presidente russo Vladimir Putin; atteggiamenti e dichiarazioni che danno l’impressione che sia ormai tramontata la luna di miele fra Russia e Stati Uniti, appena qualche anno fa uniti dalla lotta al terrorismo fondamentalista islamico. Ma vediamo nello specifico che cosa sta accadendo. Su Avvenire di sabato 6 maggio a pagina 15 leggiamo il titolo di un interessante articolo: “La stampa moscovita rispolvera titoli e slogan da guerra fredda“. La stampa russa, infatti, ha parlato apertamente di una seconda guerra fredda. E cioè sarebbe in atto una spaccatura, una forte spaccatura all’interno della CSI: da una parte il fronte filo-occidentale (Paesi Baltici, Ucraina, Georgia e Moldavia) a cui si aggiungono Paesi dell’ex Europa dell’Est come Polonia, Romania e Bulgaria; dall’altra parte ci sarebbe il fronte filo-russo, autoritario e aperto all’alleanza con la Cina, che vedrebbe insieme oltre naturalmente alla Russia, anche l’Uzbekistan, il Kirghizistan, il Tagikistan e la Bielorussia.
Ma lo stesso presidente Putin, nel corso del solenne discorso sullo stato della Federazione tenuto dinanzi al parlamento russo lo scorso 10 maggio, ha fatto le dichiarazioni più dure e preoccupanti, dicendo che intende investire i milioni di petrodollari accumulati e provenienti dalle risorse petrolifere nella nuova corsa agli armamenti: “Abbiamo bisogno di nuove armi per mantenere quella che è una delle più importanti garanzie di un mondo moderno: l’equilibrio delle forze strategiche”. Non a caso la Russia terminerà quest’anno la costruzione del suo primo sottomarino nucleare dal crollo dell’URSS nel 1991 e darà avvio ai nuovi progetti militari Insomma si profila una nuova terribile corsa agli armamenti
Inoltre è intenzione della Russia riprendersi completamente la Bielorussia, e per questo sta già facendo pressioni economiche (sempre per mezzo delle forniture di gas!) affinchè nel giro di un paio di anni la Bielorussia si unisca anche politicamente alla Russia. Insomma che cosa sta accadendo?
Probabilmente la Russia si guarda intorno con spirito diverso rispetto al recente passato e si rende conto che lentamente lo scenario internazionale sta mutando, dal Medio Oriente all’America Latina per finire alla Cina. E infatti a causa del perdurare della guerra in Iraq il presidente Bush negli Stati Uniti subisce un calo di popolarità nei sondaggi, mentre l’Iran si fa giorno dopo giorno più spavaldo sulla questione del nucleare. Questo mutato scenario e la forte alleanza con la Cina comunista da ampi margini di sicurezza a Vladimir Putin, che tenta di nuovo la carta della Russia come super-potenza.
Ovviamente questa scalata potrebbe condurre ad una nuova guerra fredda con Washington.
Forse è ancora troppo presto per dirlo, ma le avvisaglie non mancano davvero
In America Latina intanto si sta compattando un altro fronte fortemente antiamericano, ma soprattutto anti-capitalista, che di fatto è riuscito a spezzare l’isolamento dentro il quale in questi ultimi anni gli Americani erano riusciti a chiudere Fidel Castro. Adesso sia il Venezuela di Ugo Chavez sia la Bolivia del Presidente Evo Morales, appiattiti sulle posizioni cubane, fanno la voce grossa, e tanto per cambiare, come l’Iran, agitano l’arma strategica dell’energia. Insomma dal Medio Oriente al Sudamerica sembra che si stiano creando dei cartelli petroliferi fortemente ostili agli Stati Uniti e all’Occidente in generale. Il 1 maggio scorso, festa dei lavoratori, il Presidente Evo Morales ha firmato il decreto di nazionalizzazione delle compagnie petrolifere operanti in Bolivia. In effetti si tratta di una semi-nazionalizzazione delle compagnie che estraggono il gas naturale boliviano, nel senso che a queste resterà comunque una quota azionaria sia pure minima. Questa drastica misura concretamente colpirà soprattutto il Brasile e la Spagna: infatti le due più grandi compagnie che operano in Bolivia sono appunto brasiliane e spagnole. Si tratta dunque di due Nazioni guidate da governi di sinistra, una sinistra certamente più moderata rispetto a quella tendenzialmente rivoluzionaria di Morales. Ma probabilmente il Presidente boliviano nell’enfasi anticapitalista non ha considerato che colpire le compagnie petrolifere internazionali oggi significa, concretamente, penalizzare soprattutto due governi amici di sinistra: quello del brasiliano Lula e quello dello spagnolo Zapatero. La compagnia spagnola è la Respol Ypf, mentre quella brasiliana è la Petrobras. Le ultime notizie dicono che Morales abbia capito l’abbaglio preso e stia intavolando trattative per calmare il compagno Lula, presidente del Brasile.
Sulla medesima strada naturalmente si pone Hugo Chavez, che in questi giorni è stato a Roma prima di partecipare a Vienna al IV° vertice interatlantico fra Unione Europea e America Latina. Un vertice che ha avuto per oggetto proprio la questione energetica e che si è risolto con scarsi risultati pratici.
Anche Hugo Chavez, grande amico di Fidel Castro, ha proceduto sulla strada delle nazionalizzazione delle aziende che estraggono greggio nel ricchissimo bacino dell’Orinoco. Il Presidente bolivi ano Evo Mor ales ha deciso la nazionalizzazione proprio dopo aver tenuto un summit con Hugo Chavez e Fidel Castro a Cuba. Adesso entrambi sostengono il candidato filo-castrista Ollanta Humala, che il 4 giugno affronterà le presidenziali in Perù. Insomma se anche il Perù dovesse imboccare la strada della sinistra antagonista e rivoluzionaria il risultato sarebbe a dir poco sconvolgente per l’intera America Latina, che nel giro di pochissimi mesi si è tinta di rosa ma a questo punto, possiamo dire, anche di rosso intenso. Tanto che il presidente messicano Vincente Fox ha dichiarato che il populismo latino-americano sarà un ostacolo nella lotta contro la povertà. Un problema in più insomma anche per il presidente George Bush, ma abbiamo visto non solo per lui .
Resta grosso dunque il problema dell’emergenza energetica.
L’emergenza energetica come sappiamo nasce anche dall’atteggiamento ostile di Russia e Cina, che ormai si avviano a collaborazioni industriali e commerciali sempre più strette, e che nel prossimo futuro potrebbero isolare il vecchio Zio Sam, ma pure l’Europa, creandogli un pericoloso cappio energetico. Nello scorso inverno la Russia di Putin ha dato prova di forza proprio con la stessa Europa: quando Putin ha deciso di punire l’Ucraina perchè troppo poco docile rispetto alle direttive di Mosca, specie dopo la rivoluzione democratica arancione, anche Paesi europei come la Germania e l’Italia hanno sofferto la crisi energetica, dovendo intaccare le proprie riserve strategiche.
Bene, con questa notizia abbiamo terminato l’appuntamento di oggi con l’informazione internazionale. A risentirci quindi martedì prossimo, sempre con l’Internazionale, ricordando che come al solito che è possibile inviare le vostre riflessioni, i vostri dubbi e le vostre domande scrivendo una e-mail al nostro indirizzo di posta elettronica radioqueen@virgilio.it.
Grazie a tutti per la cortese attenzione e a risentirci la prossima volta.

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