CADUTA DEL MURO: CHI HA RUBATO LA MARMELLATA?

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caduta-muro-berlino-2In questi giorni i mass media hanno dato largo spazio alla celebrazione del ventennale della caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989-9 novembre 2009). Per l’occasione, insieme all’immancabile concerto dinanzi alla porta di Brandeburgo, molti statisti europei si sono dati appuntamento a Berlino per ricordare l’evento.

Ciò che è mancato in tutto questo “revival” – almeno così ci sembra – è l’illustrazione storica e politica delle ragioni che portarono prima alla costruzione e poi all’ abbattimento di quel Muro. Indubbiamente si è parlato di libertà ritrovata per la Germania e per l’Europa orientale: ma chi e perché aveva sottratto quella libertà?   

Ecco allora che emerge – come al solito – quell’invincibile pudore che sfocia nell’autocensura ogni qual volta bisogna guardare in faccia una realtà – nuda e cruda – che non offre il destro a troppi distinguo. Il leitmotiv di una nota canzoncina per bambini di qualche anno fa diceva: “Chi ha rubato la marmellata?”. Anche noi possiamo ripetere e parafrasare: “Chi ha rubato la libertà all’Europa?” Ebbene la risposta è: il comunismo! E’ l’ideologia marxista-leninista, comprensiva di tutte le sue varianti socialiste, che ha creato migliaia di gulag in Russia e nell’Europa Orientale, dove sono morti più innocenti di quanti ne abbia ammazzati Hitler (cfr.: Il libro nero del comunismo).

E’ la risposta che mass media e intellettuali spesso si vergognano di proclamare, o al massimo lo fanno a mezza voce… E’ come se un certo “bon ton” culturale continui a impedire di gridare che il re – il marxismo nelle sue varie applicazioni – è nudo. Invece di raccontare che l’implosione dell’Unione Sovietica è stata la tragica conseguenza di fallimentari premesse ideologiche, anticristiane al pari di quelle del nazionalsocialismo, si persiste nello sforzo di “battezzare” il marxismo, confondendo fraudolentemente “poveri” con “proletari”, povertà evangelica con lotta di classe, liberazione dal peccato con liberazione “sociale”, pace con pacifismo, e via di questo passo. E’ l’estrinsecarsi di un (assurdo) complesso di inferiorità nei confronti della modernità, e nella fattispecie di quella particolare espressione della modernità che è il socialismo.

A volte sembra che la nostalgia per gli anni ’60-’80 del secolo scorso la faccia ancora da padrone, la nostalgia per quei circoli “illuminati e progressisti” che produssero prima i “cristiani per il socialismo” e poi la teologia della liberazione …

Ma tutelando il “mito” si è complici nel mantenere in piedi i muri ideologici che ancora oggi persistono: in Cina, in Vietnam, in Corea del Nord, a Cuba, in Venezuela…

Soprattutto si viene meno ad un preciso dovere di informazione e di formazione nei confronti delle nuove generazioni, che talora neppure sanno che cosa sia stata la cortina di ferro.

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