IL CLIMA CAMBIA. COLPA DELL’UOMO?

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L’autore, professore emerito di Energetica al Politecnico di Milano, affronta il tema del cambiamento climatico fornendo una panoramica completa, ma sintetica, fondata su dati condivisi nella comunità scientifica. L’argomentare rimanda quindi continuamente a tabelle e misure, stile che può però apparire ostico per il lettore non abituato a una lettura scientifica. Nonostante ciò Pedrocchi riesce a “tradurre” dal linguaggio scientifico, offrendo un quadro molto meno aprioristicamente definito di quello descritto dai media: certamente il clima della Terra sta cambiando, le temperature sul serio crescono, ma la causa di questi fenomeni non è certa e la responsabilità dell’uomo è ancora tutta da provare. I dati riportati propongono così l’ipotesi del cambiamento “naturale” del clima, pur senza cadere in una lettura ideologica meramente di segno opposto a quella corrente. La scienza ha infatti bisogno sia dei dubbi sia di continue verifiche oggettive, sperimentali e ripercorribili.

Se queste sono le premesse, l’approccio ingegneristico del testo permette di immaginare ipotesi di lavoro future. Se la causa del riscaldamento climatico non è infatti imputabile all’uomo, occorre dotarsi degli strumenti per adattarsi alla situazione nuova, per esempio investendo le risorse che oggi sono dedicate alla strategia della mitigazione (riduzione dell’impatto antropico) in tecnologie e in sistemi flessibili: un approccio, questo, certamente di buon senso, che evita accuratamente la polemica ideologica per lasciare parlare i dati e proporre soluzioni.

Giovanni Cantoni, fondatore di Alleanza Cattolica, una volta ha detto: «Chi sbaglia storia, sbaglia politica» e Pedrocchi sembra percorrere il medesimo itinerario. Il cambiamento climatico è certamente il cavallo di battaglia dell’ambientalismo militante, politicamente schierato, ma pensare di contrastarlo con un atteggiamento politicamente opposto è un errore. Occorre invece studiare e raccogliere dati, verificare e dubitare: solo non avendo sbagliato la storia si potrà non sbagliare l’analisi.