ISAIA AFEWERKI: I RIFUGIATI ERITREI FUGGONO DA QUEST’UOMO

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E’ semplicemente umano – prima ancora che cristiano – avere a cuore la sorte dei disperati che su imbarcazioni di fortuna attraversano il Mediterraneo per arrivare alle porte d’Europa: a Malta o in Sicilia …

E’ giusto monitorare – spesso con la lente di ingrandimento – le responsabilità e le eventuali lacune del nostro Governo nell’opera di soccorso in mare e di prima accoglienza …

Ma sicuramente opportuno è porsi dei semplici interrogativi. Uno a caso: perché tanti dispersi in mare sono Eritrei?  Perché fuggono da questo minuscolo Paese africano ? Siccità e povertà sono alle origini del fenomeno migratorio, ma, come testimoniano quanti si sono recati in quei luoghi, e principalmente i missionari, alle radici del problema c’è un uomo: Isaia Afewerki.

Afewerki entrò nel Fronte di liberazione eritreo (ELF) nel 1966 e poco dopo fu mandato in Cina per l’add estram ento politico e ideologico. Dopo l’indipendenza dell’Eritrea dall’ Etiopia, ottenuta nel 1993, Afewerki ne divenne il primo Presidente. Isaia è anche capo del governo e leader del partito unico, il riorganizzato Fronte di Liberazione, chiamato attualmente “Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia”. L’enciclopedia on-line Wikipedia definisce l’Eritrea come “Stato socialista”.

Per una disputa sui confini, Afewerki tra il 1998 e il 2000 impegnò il suo Paese in una sanguinosa guerra con l’Etiopia. Il conflitto armato causò più di 70.000 vittime da entrambe le parti, e si concluse con la firma dell’Accordo di Algeri del 12 dicembre 2000.

Da allora tutta la popolazione maschile vive in una sorta di perenne vigilia di guerra, con l’obbligo di servire nella leva obbligatoria per lunghi anni. Molti giovani, costretti ad abbandonare nei villaggi donne e bambini spesso destinati alla fame, finiscono pazzi al fronte o muoiono sui campi minati che contrassegnano il confine con l’Etiopia.  Isaia Afewerki da parte sua non perde occasione per svilire l’azione delle forze O.N.U. che vigilano sulla tregua, mentre con pugno di ferro spende i miseri redditi del Paese in armamenti che la Repubblica Popolare di Cina gli vende di buon grado. Il dittatore non manca di appoggiare nella vicina Somalia le formazioni più estremiste dell’Islam – le Coorti islamiche vicine ad Al Qaeda –, mentre d’altro canto consente ai ricchi sceicchi del Golfo di costruirsi lussuosi alberghi sul litorale, dove possono consumare alcolici e sesso lontano dagli occhi severi e indiscreti dei propri rigorosi correligionari. Anche l’Eritrea è un Paese musulmano, ma qui la popolazione è per buona metà cristiana, e dunque la sharia per il momento non ha avuto modo di attecchire. Ecco dunque chi è il dittatore che spinge alla fuga i suoi disperati giovani connazionali.

8 Commenti

  1. E’ semplicemente umano, prima ancora che cristiano, porsi delle domande sul perché alcune persone restituiscono una immagine dell’Eritrea e del suo Presidente distorta e diffamante.

    In Eritrea esercitano l’apostolato cattolico unicamente due missionari italiani che conosco personalmente e che posso garantire mai e poi mai confermerebbero una sola parola di quanto scritto in questo articolo farneticante che non presenta nemmeno la firma dell’estensore.

    Neanche in Nunzio Apostolico che pure conosce il paese ed è l’unico titolato a esprimersi ufficialmente si è mai pronunciato in tal modo.
    Dal 4 al 25 ottobre si terrà in Vaticano un Sinodo straordinario sull’Africa, in preparazione del quale, in un incontro promosso dalla Conferenza degli Istituti missionari in Italia (Cimi), Federazione riviste missionarie italiane (Fesmi), Associazione delle Ong italiane e Unione stampa cattolica (Ucsi) del Lazio, è stato discusso il documento “Instrumentum laboris” che è in netta controtendenza rispetto alle analisi degli economisti internazionali sullo sviluppo futuro del Continente nero.
    Su questo argomento il giornalista ed esperto Carlo Zappatori ha scritto: “Il giornalista Filomeno Lopez ha molto apprezzato il fatto che il Papa Benedetto XVI abbia scelto di presentare l’Instrumentum laboris nel corso del suo viaggio in Africa, proprio in Camerun, dove la scuola teologica è la più critica del continente ed ha annunciato alcune iniziative promosse da associazioni cattoliche africane a Roma, in concomitanza con l’assise dei vescovi.
    Apprezzo molto il rinnovato impegno della Chiesa nei confronti dell’Africa, da cui partono crescenti ondate immigratorie di povera gente verso l’Italia e l’Europa e la denuncia dell’attuale modello di sviluppo, in cui vi sono vantaggi solo per una ristretta parte della popolazione, mentre la stragrande maggioranza vive in una condizione miserabile.
    Sarebbe, però, necessario incoraggiare e sostenere gli sforzi di Paesi come l’Eritrea, che, con un’autentica permanente mobilitazione di tutte le forze giovanili di entrambi i sessi, sta portando avanti un modello di sviluppo autonomo, che punta a trasformare il Paese, con costruzioni di rete di trasporti, case, scuole ed ospedali, grandi dighe e mini dighe per irrigare e rendere fertile il terreno ed arrivare, così, all’autosufficienza alimentare.
    L’Eritrea sta dedicando anche grandi risorse per l’istruzione di tutti i propri giovani e punta ad uno sviluppo sostenibile con l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile ed a uno sviluppo omogeneo su tutto il territorio nazionale.
    Altro punto di forza dell’Eritrea, paese storicamente e culturalmente molto legato all’Italia, è anche la pacifica convivenza religiosa tra la popolazione di religione islamica (50 per cento) e quella di fede cristiana e cattolica (50 per cento), che sarebbe auspicabile in ogni parte del mondo”.
    Evidentemente esiste una diversa realtà eritrea che vale la pena approfondire.
    Stefano Pettini

  2. E’ VERO, PURTROPPO LA CAUSA PRINCIPALE DELLA FUGA DEI GIOVANI ERITREI E’ PRINCIPALMENTE DOVUTA AL REGIME OPPRESSIVO DELL’ATTUALE GOVERNO CAPPEGGIATO DA ISEYAS AFEWERKI, TRASFORMATOSI DA EROE DELL’INDIPENDENZA IN DITTATORE ASSOLUTO. CI SI AUGURA CHE IL REGIME POSSA CADERE AL PIU’ PRESTO POSSIBILE ONDE EVITARE CHE PROLUNGHI LA SOFFERENZA DELLA POPOLAZIONE CHE PARADOSSALMENTE RIMPIANGE I PEGGIORI PERIODI DEL REGIME SANGUINARIO DI MENGHISTU (L’IMPERATORE ROSSO). L’ERITREA HA LOTTATO 30 ANNI PER OTTENERE L’INDIPENDENZA DALL’ETIOPIA MA SI E’ TROTAVATA PER COLPA DELL’ATTUALE GOVERNO A RIMANERE IMPRIGIONATA IN SE STESSA.

  3. Una buona risposta al “commentatore ignoto” può offendere, non lui, ma la sua
    intelligenza; a parte il fatto che, quale “ignoto”, si commenta da se!

  4. Sono Roberto Cavallo, l’autore dell’articolo in questione. Le responsabilità del Presidente Afewerki purtroppo sono note. Basta fermarsi a parlare con qualche giovane profugo eritreo, per le strade delle nostre città. Personalmente mi è capitato. E poi al riguardo anche su internet si trovano molte testimonianze (anche di ONG) che vanno in tale direzione.
    Ci auguriamo sempre che le cose cambino, per la pace e la prosperità di tutta l’Africa orientale.

  5. Signor Roberto Cavallo mi lasci dire che se le fonti alle quali si è affidato per formarsi una opinione sull’Eritrea sono i poveri disgraziati interrogati sulla strada o le testimonianze raccolte su internet il risultato non poteva che essere un articolo come quello che è sotto gli occhi di tutti; inesatto, approssimativo, provocatorio e diffamatorio.

    Nessun approfondimento giornalistico e molte affermazioni fantasiose.

    L e ricordo che la guerra del 1998-2000 è stata dichiarata dall’Etiopia il 13 maggio 1998 con un pronunciamento del parlamento nazionale e non dal presidente Isaias, che non esistono forze Onu sul territorio eritreo e che quindi il presidente Isaias non svilisce la azione di nessuno, che non esiste alcun flusso di armi dalla Cina e che non esiste alcun albergo costruito da ricchi sceicchi sulle coste eritree.

    Non posso dire se queste informazioni siano il prodotto della sua fantasia o di quella delle sue fonti, ma rimane il fatto che per qualificare il suo lavoro giornalistico basterebbe da sola la sua affermazione al limite del comico secondo la quale l’Eritrea sarebbe un “paese Musulmano con una popolazione per buona metà cristiana”.

    In ogni caso lo scopo della mia risposta alle sue affermazioni era quello di proporre un momento di riflessione attraverso ben precise argomentazioni; lei ha risposto in maniera vaga e insoddisfacente che credo deluderà chi la legge.

    Stefano Pettini

  6. Gent.mo Signor Stefano Pettini,
    non capisco perché i “poveri disgraziati incontrati per strada”, come Lei li chiama, non possano rappresentare delle affidabili testimonianze. Specie quando tali testimonianze sono numerose, concordi e raccolte in varie città italiane. D’altronde chiunque può fare la mia stessa esperienza.
    Si tratta proprio di quei giovani Eritrei che rischiano la vita e mille disagi (nei deserti africani e in mezzo al mare) pur di non vivere un attimo di più nel bel regime (si fa per dire!) del presidente Isaia, che Lei tanto sponsorizza.
    Ma le mie fonti (oltre internet) sono anche rapresentate da Italiani che per ragioni varie hanno di recente vissuto in Eritrea, e che per motivi di prudenza (sempre riconducibili al “suo” presidente Isaia Afewerki), ometto di citare espressamente.
    Se poi desidera necessariamente qualche riferimento più “specifico”, la rinvio, per quanto riguarda per esempio le forniture di armi dalla Cina, al volume di Brighi, Panozzo, Sala: “Safari cinese. Petrolio, risorse, mercati. La Cina conquista l’Africa” (ObarraO Edizioni).
    Qui, a pagina 99, l’Eritrea viene espressamente citata fra i Paesi che ricevono armi dalla Cina.

    Cordiali Saluti
    Roberto Cavallo

  7. Signor Roberto Cavallo in Italia vivono stabilmente alcune migliaia di eritrei che potrebbero offrirle una testimonianza ben diversa da quella che per ovvie ragioni di opportunità sono costretti a rilasciare i migranti clandestini che aspirano a un permesso di soggiorno per motivi umanitario o intendano conservarlo.

    Quanto poi alle numerose informazioni ufficiali che riguardano l’Eritrea vorrei farle osservare che da tempo si accusa l’Eritrea delle cose più assurde come i missili in Assab, i tremila soldati eritrei in Somalia, le armi dalla Cina, la guerra con Gibuti, ecc. ecc. senza che mai qualcuno sia stato in grado di presentare una qualche prova concreta.

    Tutto questo non somiglia molto alla questione delle armi di distruzione di massa di Saddam o delle torri gemelle distrutte dai Talebani?

    Ha letto l’ultimo dossier pubblicato dall’Espresso a firma di Fabrizio Gatti?

    Noi che viviamo in Eritrea e che conosciamo l’Eritrea meglio di chiunque altro dovremmo forse credergli sulla parola o credere alle due comparse che ha presentato?

    Stefano Pettini

  8. non avevo letto questo sito se no avrei risposto già ma spero che potete leggere in particolare a sig. Stefano Pettini e Walter non e difficile capire perché vi ostinate a difendere il criminale isaias afeworky perché lei e chiunque altro può convincermi su quello che ho vissuto sulla mia pelle e della mia famiglia e in generale il nostro popolo eritreo ,che ha pagato il caro prezzo con la vita dei veri eroi i veri eritrei uomini valorosi onesti ,se lei si fida solo delle propagande del criminale suo amico,e considera gli altri bugiardi questo dimostra che non e motivato da un sincero amore per l’eritrea, “anche perché isaias non e ne eritreo ne eroi” come molti sbagliano a definirlo ,a solo approfittato della nostra ingenuità imperdonabile che ancora alcuni lo stanno continuando ad averlo invece di limitare i danni . Ma lei dove era quando gli eritrei cominciavano a tornare da ogni dove in eritrea dopo la liberazione?e secondo lei sudan,ethiopia sono paesi paradisi dove eritrei preferiscono li che con isaias?dai su via ,invece di credere a un solo uomo circondato da uomini che non sono eritrei , ex.il braccio destro di isaias il nazifascista yemane ghebreabe tutti altri forse losa bene anche lei per favore non fate l’errore di non sento non vedo non parlo :cordiali saluti

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