RASSEGNA STAMPA (di David Taglieri)

462

Il Sole 24 di questi giorni dedica ampio risalto alla terra di mezzo fra geopolitica, economia e soluzioni condivise di fronte agli effetti nefasti delle guerre: alcune soluzioni più visibili altre dimenticate.

Catia Caramelli si occupa del problem solving rispetto alla questione della pace: intervistando Monsignor Vincenzo Paglia la sostanza del discorso è chiara e lampante: le armi non risolvono nulla, secondo il presidente della Pontificia Accademia della Vita. Servono le basi della prepolitica e del ragionamento improntato al buon senso con il pallone dell’impegno che viene passato ai canali della diplomazia. 

Se Papa Francesco ha parlato più volte del rischio della terza guerra mondiale a pezzetti, il rischio per Mons. Paglia si sostanzia nel pericolo di fare il mondo a pezzi. Incoraggiante la sua posizione di restituire uguale dignità ai due popoli (palestinese ed ebraico) individuando una strada di sicurezza comune e di dialogo.

Segnaliamo su Milano Finanza l’articolo interessante di Maurizio Novelli che si sofferma sulla crisi del credito negli Stati Uniti: insolvenze a livelli record che non si vedono e nella loro invisibilità producono danni ancora maggiori.

Giuliano Mandolesi su Italia Oggi pone il focus della sua macchina fotografica su un fatto: non vi sarà più accesso diretto ai conti correnti dei debitori, anche se il riscossore per dare il via ai pignoramenti potrà disporre degli strumenti informatici che gli consentiranno la possibilità di costruire un dialogo diretto con gli istituti di credito.

Il numero 9 del 2023 di Limes gioca con le parole, e le caricature linguistiche spesso affondano, seppur estremizzando, negli oceani della realtà. E infatti “La Cina resta un giallo” recita il titolo, anche per la stessa vocazione della rivista di proiettare la prospettiva del binocolo del mondo sul rapporto fra cause e conseguenze, sfruttando anche i terreni della filosofia, della psicologia e della antropologia.          Nell’articolo di Yi Furian si va dentro al problema legato alla demografia: il crollo della fertilità in connubio con una popolazione in fase di invecchiamento sta facendo emergere delle problematiche, che come visto e letto, non riguardano soltanto il Belpaese.       

Deng Yuwen entra in pressing sul discorso della competizione fra Cina e Stati Uniti, evidenziando il fatto che la prima non è ancora in grado di dirigere l’ordine internazionale, anche se si può dire che quello sia l’obiettivo precipuo del colosso orientale. Wang Zichen e Jia Yuxuann analizzano le scelte dei tempi per il riformismo cinese, che deve fronteggiare seri problemi strutturali, sforzarsi di evitare lo scoppio della bolla immobiliare e porre le premesse per definire e dare un nome alle finalità di lungo e breve periodo del concetto di sviluppo. Le richieste di riforme sono sempre più forti; serve uno scatto di orgoglio, quello stesso che ha spinto in tempi di pandemia ad elargire contributi importanti per le famiglie.

Su El Mundo sono forti e nette le parole del presidente della Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) e cardinale arcivescovo di Barcellona, Juan José Omella, il quale ha ribadito di deplorare gli abusi sessuali nella Chiesa e le loro conseguenze, aggiungendo che non ci si stancherà mai di chiedere perdono alle vittime e di lavorare per la loro guarigione psicofisica; chiosando, però, anche sulla capacità manipolatoria di alcuni dati. “Le cifre estrapolate da alcuni media sono menzognere e hanno intenzione di mistificare la realtà”, ha affermato in un messaggio sui social network. C’è da dire che Joseph Ratzinger prima e Papa Francesco poi hanno dato una spinta esiziale per fare chiarezza sotto tutti i punti di vista.

Le Figaro dedica ampie pagine alla politica internazionale, alla geopolitica e alle loro innumerevoli relazioni: un tratto distintivo di molti giornali francesi che ci fanno percepire un dato giornalisticamente importante. 

Anche i giornali tedeschi fra i quali il Berliner Zeitung e il Frankfurter allgemeine zeitung dedicano ampie pagine ed analisi alla questione geopolitica, alle soluzioni delle alleanze e al ruolo equilibratore e multipolare delle grandi potenze nel bene e nel male.

Un battito di speranza ce lo da Jordan Peterson sul Telgraph; viviamo in tempi bui, neri, pieni di insidie e difficoltà. Ma dobbiamo trasformare l’angoscia per il pericolo in volontà di determinazione e in una tensione positiva che ci porti a individuare nuovamente le migliori risorse.

L’analisi delle notizie e degli accadimenti possono rappresentare degli antidoti e allo stesso tempo uno stimolo per ritornare a noi, al giudizio sull’influenza anche inconscia che gli eventi esterni determinano nella nostra vita.

Tempi difficili di congiunture strane che possono consigliare di ritrovare la pace dentro noi stessi, all’interno delle nostre comunità per trasporle poi nella politica e nella società civile.

Ma come possiamo fronteggiare eventi più esterni della nostra comoda zona di confort? Interrogarci, riflettere per poi agire già potrebbe essere un primo passo. Dobbiamo confrontarci con due rischi e ambizioni non indifferenti: la pace sociale e la pace internazionale, in mezzo dovrebbe alzarsi in piedi la Politica.